«Ma ce n’era davvero bisogno?». È la domanda che si sono fatti tutti i fan quando è stato annunciato “Dragon Ball Super Beerus”, il remake dell’anime firmato da Akira Toriyama. Un quesito lecito, dato che si tratta di una serie uscita dieci anni fa e che racconta per la quarta volta la storia del Super Saiyan God e del dio della distruzione Beerus. La prima volta nel 2013, con il film “La battaglia degli dei”, che aveva segnato il grande ritorno di Dragon Ball dopo una pausa lunga 16 anni. Da lì Akira Toriyama e la Toei Animation hanno deciso di procedere con un nuovo anime – il midquel di Dragon Ball Z – riproponendo nel 2015 una seconda volta la storia del film in episodi. Poi arrivò il manga, firmato dall’erede di Toriyama, Toyotaro, che scrisse e disegnò le vicende per la terza volta.

Un film, una saga anime e un manga sembravano bastare e invece a ottobre ecco un nuovo remake che aveva fatto storcere il naso alla maggior parte dei fan. Tutti avrebbero voluto vedere i nuovi episodi, la storia andare avanti, dopo i film “Broly” del 2018 e “Super Hero” del 2022. Le nuove saghe – per ora narrate solo nei manga firmati da Toyotaro – arriveranno. Prima, però, ci sono i 19 episodi che riassumono le prime tre saghe di Dragon Ball Super con un rifacimento e un’animazione nuova.

Nonostante lo scetticismo e quasi l’indifferenza generale, i primi episodi sono stati accolti in maniera più che positiva. E i commenti forse spiegano perché (forse) c’era bisogno del remake, iniziando dalle animazioni. Nel 2015 ci fu una grande polemica per alcune scene, diventate oggetto di meme su tutti i social. Oggi nessun errore, anzi, disegni e grafica sono oggettivamente migliorati. Cambiano anche i toni, leggermente più cupi, pur mantenendo l’ironia che caratterizza l’opera di Toriyama. Il carattere di Goku, però, sembra essere tornato quello di Dragon Ball Z, come sottolineano in molti. Più serio, meno ingenuo e immaturo. Anche in questo caso fu tra le principali critiche all’anime del 2015. Sono state inoltre eliminate tutte quelle scene filler e riempitive, che a volte mettevano anche in ridicolo alcuni personaggi. I filler sono un grande problema degli anime degli anni ‘90 e inizio 2000, quando per evitare di superare il manga inventavano storie che non rientravano nella trama principale. In parole povere: delle grandi perdite di tempo. Ne sa qualcosa One Piece, che non a caso ha previsto un remake dell’anime senza riempitivi per il 2027. E anche Naruto (con quasi 300 episodi filler) dovrebbe pensarci.

Gli anime ora, come le serie tv, escono quasi in blocco: pochi episodi che devono raccontare la storia dell’autore, senza giri inutili. Dragon Ball Super Beerus ha così voluto rimettersi in riga, anche se non si tratterà di un rifacimento totale dell’anime. Verranno raccontati solo i fatti relativi allo scontro tra Goku e Beerus, la resurrezione di Freezer (anche qui uscito come film e anime, ma assente nel manga) e il torneo contro il sesto universo per un totale di 19 episodi. Le saghe di Black Goku e del Torneo del Potere, che differiscono di parecchio dal manga, non saranno invece toccate. Si andrà poi direttamente gli eventi successivi al film di “Broly” con la serie “Dragon Ball Super: The Galactic Patrol” che racconterà le avventure di Goku e Vegeta contro Moro. Ovvero, ciò che aspettano con più ansia i fan che hanno già letto il manga.

Riassumendo, alla fine, Dragon Ball Super Beerus era davvero necessario? È servito alla Toei per prendere tempo e dare un antipasto ai fan in attesa dei nuovi veri episodi e restituire dignità e giustizia al prodotto del 2015 uscito con un’animazione non all’altezza. Ma forse anche per allinearsi con i nuovi prodotti e ricordare – ancora una volta – che quando si parla di anime c’è Dragon Ball e poi tutto il resto.

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