In effetti ha senso indicare la parola dell’anno quando dicembre sta finendo: quella scelta è una diagnosi, non un auspicio o una raccomandazione. Si tratta di scegliere il sostantivo che rappresenta meglio lo stato d’animo che ha prevalso, oppure quello di cui si sente un gran bisogno, o il fenomeno che ha segnato più in profondità la vita recente del Paese. Il punto è che questa tradizione, comune agli istituti culturali di molte nazioni occidentali, finisce anche per indicare quanto in Europa le opinioni pubbliche vadano in ordine sparso, anche dal punto di vista lessicale e quindi emotivo: è rarissimo che una parola dell’anno italiana coincida con quella francese o spagnola.

Prendiamo il caso più recente: l’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani ha scelto “fiducia” come parola dell’anno del 2025, invitando a “a considerarla non solo un sentimento, ma una pratica quotidiana: un patrimonio condiviso che nutre il vivere insieme”. A fine 2024 era stata la volta di “rispetto”, una parola scelta “per la sua estrema attualità e rilevanza sociale”. È molto significativo - spiegavano Valeria Della Valle e Giuseppe Patota, condirettori del Vocabolario Treccani – che le espressioni della lingua italiana che contengono questa voce siano numerosissime: da avere rispetto per qualcuna, qualcuno o qualcosa a mancare di rispetto, da di tutto rispetto a col rispetto dovuto, via via fino alla formula “con tutto il rispetto”, purtroppo usata spesso impropriamente nella polemica politica come premessa di attacchi verbali aggressivi, offensivi e violenti, o all’espressione uomini di rispetto, tristemente nota per aver indicato gli affiliati alla mafia». Però quello stesso anno in Portogallo la casa editrice Porto Editora scelse “libertade”, mentre la tedesca Gesellschaft für deutsche Sprache indicò “Ampel-Aus”, vale a dire lo spegnimento del semaforo (il riferimento è alla fine dell’alleanza che sosteneva il cancelliere Olaf Scholz, detta “coalizione semaforo” perché costituita dai Verdi, dai socialdemocratici (rossi) e dai liberali (che hanno come colore di partito il giallo), mentre in Spagna fu l’attualità imposta dal mutamento climatico a imporre “Dana”. Che però più che una parola è un acronimo, dato che sta per “Depresión Aislada en Niveles Altos”, la Depressione Isolata ad Alti Livelli che in Spagna ha scatenato temporali violentissimi. Per gettare uno sguardo fuori dall’Ue, in Gran Bretagna il Collins English Dictionary quell’anno scelse “brat”. Vuol dire “monellaccio”, ragazzaccia”, ma ha una sfumatura quasi affettuosa. A giugno le aveva dato molta rilevanza la cantautrice Charli XCX, che l’aveva scelta come titolo del suo sesto album, lanciato a giugno. Ma per quanto la parola sia stata sicuramente popolare, non si è rivelata granché incisiva sul mercato politico: Charli XCX la usò per dare il suo endorsement alla vicepresidente Kamala Harris, che sfidava alle presidenziali Donald Trump. “kamala IS brat”, postò su X. Ma poi, come sappiamo, la monellaccia perse contro l’eterno bullo.

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