Emoticon ed emoji: la rivoluzione comunicativa nata negli Usa e in Giappone
Nel 1982 la prima “faccina” con i due punti a rappresentare gli occhi, il trattino un naso e la parentesi chiusa per simboleggiare una bocca sorridente: poi nel 1999 l’arrivo dei pittogrammi ora usati quotidianamente sui social e nei messaggini.Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Era il 1982 e un professore di informatica in un dialogo con altri docenti – sui bulletin boards, specie di antenati di newsletter – voleva far capire che le sue parole avevano un tono scherzoso. Così, osservando la tastiera, notò che i due punti potevano somigliare a due occhi, il trattino a un naso e la parentesi chiusa a una bocca sorridente. Tre simboli destinati a diventare, all’insaputa del suo ideatore, la prima emoticon della storia. Sebbene esistano varie versioni, sembra questo l’inizio di una storia che ha rivoluzionato il modo di comunicare, arrivando poi alle emoji (le faccine gialle usate da tutti, o quasi, nei messaggi sulle app di messaggistica e sui social).
Il creatore della prima emoticon, dalla fusione delle due parole inglesi “emotion” e “icon”, è stato, il 19 settembre 1982, Scott Fahlman: lui, informatico e professore alla Carnegie Mellon School of Computer Science di Pittsburgh, realizzò l’emoticon del sorriso e quella della tristezza (soliti due punti e trattino per rappresentare gli occhi e il naso, con la parentesi aperta a simboleggiare qualcosa di non ironico e dunque serio nei dialoghi tra colleghi). In una delle numerose interviste rilasciate a giornali e tv, aveva raccontato: «Volevo far capire subito se nei miei messaggi stavo parlando seriamente, e dunque di argomenti di lavoro, o se invece si trattava di una battuta. Nel guardare la tastiera ho trovato i simboli che mi permettevano di farlo subito».
L’informatico non aveva certamente idea di aver dato il via a un nuovo linguaggio in grado di trasmettere, con dei simboli, le emozioni. Ci è voluto poco perché l’emoticon sorridente prendesse il significato di gioia, mentre l’altra assunse quella di tristezza. E se all’inizio, sempre come riferito da Scott Fahlman, chi utilizzava queste prime emoticon era un gruppo ristretto, nel giro di pochi anni il linguaggio con questi simboli ha raggiunto numeri sempre maggiori. Negli anni Novanta, con i computer arrivati nelle abitazioni di tanti, è entrato nell’uso comune di una moltitudine di persone, arrivando poi anche sui primi telefonini, utilizzato negli SMS.
La tecnologia fa passi da gigante in tempi rapidi e le emoticon entro la fine degli anni Novanta diventano il passato lasciando il passo alle emoji (le facce colorate, in particolare gialle) inventate in Giappone da Shigetaka Kurita, un dipendente di una società di telecomunicazioni nipponica: ha disegnato 176 emoji (in giapponese significa icona) prendendo spunto da manga, segnali stradali e caratteri cinesi. Un’invenzione rivoluzionaria nata per poter rappresentare con un simbolo qualcosa che, se scritto, avrebbe comportato l’utilizzo di diversi caratteri (e il numero dei caratteri dei messaggi nei telefoni cellulari, in quel tempo, era ridotti). Un lavoro, come ha ricordato lo stesso Kurita, iniziato nel 1998 ma divulgato, e reso famoso, un anno dopo il 22 febbraio 1999. Certamente nessuno si sarebbe immaginato un successo di questa portata, tanto da diventare oggi su social e messaggi su smartphone, un modo comunicativo indispensabile. Così quelle prime 176 emoji che rappresentavano visi come emozioni e altri simboli come cuori, nuvole e cartelli stradali, si sono moltiplicate: oggi sono poco meno di 4.000 comprendendo anche le varianti (per esempio relative al colore della pelle o al genere) in continuo aggiornamento.
E nella pagina emojipedia.org, c’è anche la classifica aggiornata (ma ne esistono anche altre) delle emoji più utilizzate. In una delle ultime graduatorie il podio era formato dal cuore rosso, quella maggiormente utilizzata, seguita dal quadrato verde con la spunta bianca (check mark button, il segno di spunta) e dalla scintilla (sparkles, il brillare, luccichio o magia). Tra le faccine, quella con le lacrime è la più usata. E poi ancora gli occhi e il fuoco. Ma, con le tendenze – soprattutto quelle giovanili – la classifica tende sempre a cambiare. E certamente, nel giro di pochi mesi, il numero di emoji supererà quota 4.000. Un viaggio nel modo di comunicare destinato, a quanto pare, a durare ancora a lungo.
