Chi è davvero Banksy? Tanti hanno provato a scoprirlo, ci è riuscita la prestigiosa Reuters. I cronisti dell’agenzia di stampa londinese hanno “tracciato” perfino gli spostamenti dell’inafferrabile street artist in Ucraina, gli hanno dato un volto e molto di più: Robin Gunningham, artista di graffiti nato a Bristol nel 1973 che, per mimetizzarsi agli occhi del mondo, ha mutato pelle trasformandosi in David Jones, un nome stradiffuso come Mario Rossi in Italia, e poi in chissà quanti altri. Ma era indispensabile squarciare il mistero incasellandolo in un’identità? Aggiunge qualcosa al valore dirompente delle sue opere?

L’inchiesta

Il cuore dell’inchiesta sono le opere fiorite sui muri ucraini. Banksy sul suo profilo Instagram nel 2022 ne certificò la paternità offrendo una solidarietà artistica al Paese trascinato in guerra dalla Russia. I reporter di Reuters sono andati sul posto, a Horenka, a raccogliere indizi, hanno fatto un lavoro porta a porta. Le prove accumulate li hanno spinti a dire che Banksy è in realtà Robin Gunningham, ipotesi per la verità già ventilata dal tabloid Daily Mail che, nel 2008, al termine di un’indagine durata un anno sostenne di essere «arrivato il più vicino possibile a rivelare» l’identità di Banksy, anche se mantenne una certa cautela. Va detto che a quel tempo il manager dell’artista-star negò lo scoop.

La Reutes invece ha rivelato anche che Robert Del Naja, frontman dei Massive Attack, «è stato uno stretto collaboratore dello street artist, i due hanno realizzato alcune opere a quattro mani».

Le quotazioni

Quanto valgono le opere di Banksy? Ilena D’Errico sul sito Money.it fa i conti del successo: «(...) La bambina con il palloncino, l’opera più famosa di Banksy (Love is in the Bin), è stata acquistata nel 2021 per 22 milioni di euro, mentre Game changer (dedicata agli operatori sanitari) è stata venduta a 19,4 milioni di euro. Siamo intorno a una media di 12 milioni di euro anche per Sunflowers from Petrol Station, Devolved Parliament e Love is in the Air. Se queste sono le cifre delle opere più famose di Banksy è del tutto logico che le altre tele originali abbiano un valore tra 3 e 6,5 milioni di euro, comunque molto elevato. La valutazione delle stampe firmate, invece, è più contenuta, oscillando tra 40.000 e 80.000 euro l’una». C’è un ma che ridimensiona il conto finale: «Non bisogna fare l’errore di sommare questi numeri da capogiro per stimare il patrimonio di Robin Cunningham. Sappiamo infatti che l’artista, coerentemente con il proprio impegno sociale, dona in beneficenza la maggior parte dei propri guadagni (...) e non ha controllo sulla vendita e sui ricavi delle opere».

Giusto svelare il mistero?

La risposta è senz’altro no per Eduardo Cicelyn, giornalista e consulente culturale, che sul Corriere della Sera scrive: «(...) Perché la verità anagrafica sembra più importante della verità artistica? Il fatto curioso è che la tradizione degli pseudonimi è antichissima. Nel mondo contemporaneo, però, questa scelta entra in conflitto con un sistema culturale che funziona esattamente al contrario. Oggi l’industria culturale vende soprattutto identità. L’autore deve avere un volto, una biografia, un trauma infantile, una dieta, un’opinione sulla geopolitica e magari anche un cane fotogenico. Il nome è il brand». Quindi «se l’arte ha ancora una funzione, forse è proprio questa: ricordarci che non tutto deve essere completamente spiegato. Che alcune verità funzionano meglio quando restano parzialmente invisibili. Come certe immagini sui muri delle città. O come certe voci che arrivano dalla letteratura senza passare dall’anagrafe».

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