È un’esperienza comune: quando siamo in compagnia di una persona che ci risulta pesante, il tempo rallenta e ci colloca in una dimensione di angoscia. Capita da sempre: non a caso la satira del Seccatore è una tra le più famose e divertenti del poeta latino Orazio. Se sappiamo che ci resta un quarto d’ora da trascorrere col nostro seccatore personale, sarà il più lungo della vita. Non passa mai.

La cosa non sorprende: tutti abbiamo capito fin da piccoli che la durata percepita di un minuto cambia radicalmente, se quel minuto trascorre mentre ci stiamo divertendo o se invece stiamo aspettando che si liberi il bagno. Ma ora un nuovo studio scientifico statunitense ipotizza che non si tratti solo di un fatto di percezione: il tempo trascorso con persone che mal sopportiamo avrebbe davvero un peso maggiore, nel senso che contribuisce ad accelerare il nostro invecchiamento biologico. Addirittura, gli autori della ricerca si spingono a calcolare che per ogni persona molesta in più, nella nostra rete di rapporti abituali, corrispondano nove mesi di invecchiamento aggiuntivo.

Oltre 2.300 partecipanti

Lo studio è apparso di recente sulla Pnas (la rivista della National Academy of Sciences americana) ed è stato riportato dal magazine di divulgazione scientifica The Conversation. Lo ha condotto un gruppo di ricercatori di varie università degli Usa su oltre 2.300 cittadini dello Stato dell’Indiana, di età variabile tra i 18 anni e i 103. Il campione è stato stratificato in modo da rappresentare la più varia composizione sociale e di genere, e una provenienza sia dalle aree urbane che da quelle rurali. Ai partecipanti è stato chiesto di descrivere la propria “rete egocentrica”, ossia il complesso delle interazioni sociali che ogni individuo ha normalmente nella sua vita quotidiana, indicando anche – tra i vari contatti – le “persone che causavano stress o difficoltà”. Definizione abbastanza ampia, ma che indicava coloro che tendono a essere stabilmente, e non solo in maniera occasionale, una ragione di stress. Insomma, quel tipo di persone che ognuno incontra prima o poi: foriere di negatività, o troppo insistenti, o lamentose all’eccesso. I colleghi perennemente conflittuali, i parenti troppo apprensivi. O quegli individui che, anziché avere una soluzione per ogni problema, hanno un problema per ogni soluzione.

Attraverso una serie di domande e l’assegnazione di punteggi specifici alle risposte, i ricercatori hanno definito la quantità di relazioni difficili segnalate dai singoli e il relativo peso nelle loro interazioni quotidiane. Dopodiché, ai partecipanti è stato prelevato un campione di saliva, da cui è possibile analizzare il Dna per misurare due parametri: uno fornisce un’indicazione sull’età biologica, per capire se sia inferiore o superiore a quella anagrafica; l’altro misura la velocità dell’invecchiamento in quello specifico momento.

Un laboratorio di analisi del Dna: dai campioni di saliva è possibile desumere l'età biologica reale
Un laboratorio di analisi del Dna: dai campioni di saliva è possibile desumere l'età biologica reale
Un laboratorio di analisi del Dna: dai campioni di saliva è possibile desumere l'età biologica reale

L’incrocio dei due tipi di dati (biologici e relazionali) ha consentito di ipotizzare che ogni persona molesta nella propria rete determini un’accelerazione dell’1,5% dell’invecchiamento, e un aumento di circa nove mesi nell’età biologica. È stata rilevata anche una crescita della comorbilità, ossia la presenza contemporanea di più malattie distinte. Tra le relazioni disturbanti, inoltre, gli effetti peggiori sembrano derivare da quelle familiari.

I rapporti causa-effetto

Naturalmente si tratta solo di una prima approssimazione; gli stessi firmatari della ricerca sottolineano che esistono molti studi sugli effetti dello stress cronico sulla salute e sull’invecchiamento, ma pochi sullo stress causato dalle relazioni. I ricercatori hanno anche utilizzato alcuni metodi per limitare il rischio di scambiare alcuni effetti come cause: per esempio, scrivono, “gli individui che sperimentano un invecchiamento biologico accelerato potrebbero diventare più irritabili, provocando così un maggior numero di interazioni negative”. Ed è anche possibile che “gli individui con un'affettività più negativa interpretino gli scambi interpersonali benigni come molestie”.

Sta di fatto che è capitato a chiunque, dopo aver interagito con un disturbatore, di sentirsi come svuotato di energie. Più stanco, potremmo dire più vecchio. Questo non ha valenza scientifica, ma fa apparire quanto meno plausibili le conclusioni della ricerca sugli scocciatori. E in qualche modo dà ragione alla satira di Orazio, laddove il poeta, parlando di sé, diceva: “Non lo porteranno via né crudeli veleni né la spada nemica, né la tosse e nemmeno la gotta: sarà un chiacchierone che prima o poi lo consumerà”.

Sarà bene però affiancare a queste considerazioni un’avvertenza: classificare una persona come molesta oppure no è una questione altamente soggettiva (anche se c’è chi riesce a mettere d’accordo sul punto una vasta gamma di conoscenti). E di solito il presunto seccatore non riconosce se stesso come tale. Questo porta a riflettere sul fatto che ciascuno di noi potrebbe essere a sua insaputa una fonte di stress per qualcuno dei propri contatti. Nel dubbio, sarà sempre meglio aver cura non solo del nostro tempo, ma anche di quello altrui: e cercare di non abusarne mai.

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