Assalti ai portavalori in Sardegna/5: non solo blindati e caveau
Il racconto esclusivo, a puntate, di uno dei più esperti investigatori che hanno combattuto il fenomeno nell’IsolaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Non solo assalti ai portavalori e ai caveau. Nel corso degli anni, le indagini della Direzione distrettuale antimafia di Cagliari sulle varie bande specializzate in questo tipo di rapine con armi da guerra, hanno consentito di capire che i gruppi – in vari casi – sarebbero anche molto attivi nel favorire persone in latitanza, nel riciclaggio di denaro con l’acquisto di stupefacenti e nella coltivazione della marijuana che, nell’Isola, ha avuto un’impennata preoccupante nell’ultimo decennio. «Nel corso della nostra indagine» spiega l’ex sostituto commissario Michele Tarallo, sino a qualche tempo fa in servizio alla Sezione Investigata Specializzato in Criminalità Organizzata di Cagliari e che per anni ha lavorato proprio con la Direzione distrettuale antimafia di Cagliari a dare la caccia ai rapinatori che usano gli Ak47, «venivano avviati anche gli accertamenti di natura patrimoniale che consentivano, tra l’altro, di sequestrare per fatti di riciclaggio, reimpiego di denaro di provenienza illecita, trasferimento fraudolento di valori e interposizione fittizia di persona, sia dei conti correnti che delle polizze, ma anche e vari immobili, tra i quali un resort a Cardedu, all’epoca dei fatti intestato ad un prestanome». Terminata l’indagine, nel 2016, furono eseguite 28 misure di custodia cautelare in carcere o ai domiciliari, poi culminate in 31 rinvii a giudizio. Alla fine, tra dibattimento e abbreviati, il Tribunale di Cagliari ha inflitto pesantissime condanne – diventate poi definitive – ad alcuni dei principali imputati della presunta banda ogliastrina.
A distanza di qualche anno, nel 2021, sia il pool della Polizia di Stato, con il Pm Danilo Tronci, che i Carabinieri di Carbonia, con la pm Rossana Allieri, completarono le indagini, arrivando a scoprire i presunti componenti anche delle ulteriori due bande barbaricine, quella di Orgosolo e quella di Desulo.
Probabilmente a questo può aver fatto riferimento lo scrittore Roberto Saviano che aveva ribadito come i gruppi sardi si distinguessero per una preparazione accurata, una conoscenza profonda del territorio e una capacità di coordinamento che rendeva gli assalti ai portavalori particolarmente difficili da prevenire. «Il riproporsi negli anni dei tentativi di assalto in danno di portavalori e società di vigilanza», prosegue l’ex commissario Tarallo, «supportava sia la tesi di una possibile riorganizzazione dei soggetti rimasti all’epoca ai margini dell’indagine, ma, soprattutto, ha confermato l’ipotesi dell’esistenza di altre bande, pericolose e parimenti organizzate, con disponibilità di appoggi in tutta l’Isola. Si sono scoperte commistioni tra i vari gruppi criminali e continui intrecci tra i personaggi, la facilità con cui si spostavano e agivano, uniti agli elementi caratterizzanti comuni alle singole azioni delittuose, continuavano a far ritenere indubbi i collegamenti tra le rapine, dimostrando la sussistenza di strutture associative caratterizzate dall’aggregazione anche temporanea di soggetti diversi, seppur con una “regia” di personaggi di assoluto rilievo nel panorama delinquenziale sardo».
(Continua...)
