Anche i miliardari piangono
Forbes e la lista dei ricchissimi che hanno perso di più: le grandi fortune che hanno vacillato nel 2025Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Forbes, la bibbia della finanza per chi non è completamente dentro i gangli di borse, patrimoni, dinastie e scalate, ha pubblicato nelle ultime ore del 2025 una top ten da brivido, perché non celebra grandi fortune, non colloca in copertina chi ha guadagnato l’ennesimo miliardo con storie che commuovono il mondo, invidiosi e inetti a parte. No, questa volta Forbes, nella sua edizione italiana, ci informa che in questo tormentato 2025, fra le imposizioni di Trump, i conflitti bellici e la crescita esponenziale dell’economia cinese, dieci miliardari hanno perso tanto, tantissimo, cifre che non li hanno mandati in rovina ma che fanno impallidire chi legge.
Secondo Forbes, circa un quarto degli oltre 2.700 miliardari del pianeta - morti a parte, una seccatura che non guarda in faccia il conto in banca - si è impoverito nell’ultimo anno, compresi 85 che non sono più miliardari. A nessuno è andata male come a Nicolas Puech, erede di Hermès, con le sue azioni scomparse: il suo (defunto) consulente finanziario aveva venduto le azioni senza informarlo al miliardario francese Bernard Arnault, circostanza tuttora negata sia da Arnault che dalla Lvmh (il colosso del lusso guidato dalla famiglia Arnault). Quelli che hanno perso valanghe di denaro arrivano da cinquantuno nazioni, gli Usa sono in testa con 186 miliardari, poi c’è l’India (109) e la Cina (91).
Una storia esemplare: Gary Friedman, presidente e amministratore delegato americano di Restoration Hardware, ha visto la sua fortuna diminuire di circa 1,2 miliardi di dollari, attestandosi a 850 milioni: il crollo delle azioni di Rh è dovuto in gran parte a causa dei dazi del presidente Trump.
Vediamo chi sono e perché hanno visto le loro fortune diminuire vertiginosamente, alcuni addirittura in poche ore.
Willis Johnson: - 1 miliardo. Il business: Copart, auto danneggiate, Stati Uniti. Si era arricchito enormemente durante la pandemia di Covid-19, col vento che è cambiato le azioni di Copart sono scese del 30% rispetto ai massimi di maggio.
E. Joe Shoen e Mark Shoen: - 2,2 miliardi. Il business: U Haul, noleggio auto, Stati Uniti. Crollo a causa del deprezzamento della flotta e l’aumento dei costi operativi, il titolo ha perso circa il 26% nell’ultimo anno. I fratelli controllano l’azienda fondata dai loro genitori nel 1945.
Andrew Bialecki: - 1,2 miliardi. Il business: software di marketing, Stati Uniti. Le azioni Klaviyo, la società cofondata da Bialecki, hanno raggiunto il massimo storico a febbraio, con un aumento del 40%. Quindi, un calo di circa il 22%, grazie anche a una concorrenza sempre più agguerrita.
Albert Chao, James Chao, Dorothy Chao: - 3,9 miliardi ciascuno. Il business: prodotti chimici, Stati Uniti. I fratelli Chao possiedono ciascuno circa il 25% della Westlake Corporation, l’azienda produttrice di prodotti petrolchimici e plastica fondata dal padre. Il rallentamento della domanda globale nel settore edile e industriale hanno fatto calare del 35% le azioni.
Joe Mansueto: - 1,7 miliardi. Il business: ricerca sugli investimenti, Stati Uniti. Mansueto è il fondatore di Morningstar, le azioni hanno registrato un calo di quasi il 35% negli ultimi sei mesi, a causa delle preoccupazioni per l’intelligenza artificiale generativa.
Thomas Hagen e famiglia: - 2,1 miliardi.Il business: assicurazioni. Stati Uniti. Hagen controlla la Erie Insurance, compagnia assicurativa che opera nei settori auto, casa, affari e vita. Il titolo è calato dell’8%.
Michael Saylor: - 2,4 miliardi. Il business: criptovalute, Stati Uniti.
Saylor aveva acquistato oltre 670mila Bitcoin (per un valore di quasi 60 miliardi di dollari), ma oggi – con le criptovalute in crisi, il titolo ha perso il 45% quest’anno.
Scott Farquhar: - 3,6 miliardi. Mike Cannon Brookes: - 3,7 miliardi. Il business: software, Australia. I cofondatori di Atlassian sono diventati miliardari nel settore tecnologico (software di collaborazione sul posto di lavoro), ma quest’anno le azioni hanno registrato un calo del 32% a causa di clienti con budget più limitati e dei tassi di interesse più elevati.
Jeff T. Green: - 3,7 miliardi. Il business: pubblicità digitale, Stati Unit. The Trade Desk, l’azienda di pubblicità digitale fondata da Green nel 2009, nell’era pandemica era al top, ma la spesa pubblicitaria è difficile in questo periodo, le azioni sono scese del 68% ma sono risalite al 14% dopo gli utili del terzo trimestre.
Manuel Villar: - 13,5 miliardi. Il business: settore immobiliare, Filippine. Il presidente di Vsta Land & Lifescapes, con sede a Manila, ha visto il suo patrimonio diminuire di oltre 5 miliardi di dollari in due giorni a novembre, dopo che la società ha annunciato una riduzione del 99% del valore di uno dei suoi immobili di prestigio nella zona sud di Metro Manila.
