Rilanciando il medical drama a un livello di prestigio paragonabile a quello dei migliori capostipiti, la serie “The Pitt”, ideata da R. Scott Gemmill per il servizio Max, ha saputo imporsi sulla scena televisiva come pochi si sarebbero aspettati. Avvalorata dalla presenza, tra i suoi protagonisti, di Noah Wyle - un veterano della categoria tornato a correre tra i reparti d’ospedale come ai tempi del Dott. Carter in “E.R. - Medici in prima linea” - lo show ha catturato l’attenzione del pubblico fin dal suo debutto, grazie a un estremo grado di realismo e a una narrativa che coniuga la riflessione critica con una chiara attenzione verso la componente umana.

Seguendo una struttura in cui ciascun episodio copre un’ora di un intero turno ospedaliero, “The Pitt” è ambientata all’interno del Trauma Medical Center di Pittsburgh, una struttura medica fittizia in cui si rispecchiano le problematiche tipiche del sistema sanitario: dalle difficoltà nella gestione dei rapporti interpersonali tra colleghi e pazienti agli ostacoli posti da una dirigenza più orientata al bilancio che alla tutela delle cure. Nel pieno del sovraffollamento e dei ritmi estenuanti, il dottor Michael Robinavitch si troverà nel frattempo a gestire i quattro giovani membri del suo staff, preparandoli a un ambiente in cui non c’è spazio per cedimenti o distrazioni.

Vincendo già con la prima stagione ben due Golden Globe e sette Emmy su tredici candidature, la serie è ripartita lo scorso gennaio con il secondo ciclo di episodi, apprestandosi a tornare già il prossimo anno dopo la conferma di un ulteriore rinnovo. Come rivelato durante l’upfront di Warner Bros. Discovery da Noah Wyle e Katherine LaNasa, la terza stagione di “The Pitt” sarà ambientata nel mese di novembre, periodo che negli Stati Uniti coincide con ricorrenze come il Veterans Day e il giorno del Ringraziamento. Ciò al fine di concentrarsi su una fase stagionale in cui la pressione sui pronto soccorso raggiunge i livelli più elevati.

Con le riprese attualmente in corso, il debutto dei prossimi episodi è atteso per gennaio 2027, preannunciando momenti ancora più duri da affrontare e sviluppi che non incapperanno nelle facilonerie del lieto fine. Non mancheranno, ovviamente, le scene dal contenuto esplicito, con generose quantità di sangue, organi e tessuti corporei esposti in bella vista. Proprio sull’effetto delle sequenze più cruente è intervenuto di recente Wyle, in compagnia della responsabile del trucco scenico Myriam Arougheti, affermando, in un’intervista a Deadline, che a impressionare maggiormente il pubblico sono soprattutto i momenti in cui si annida il dettaglio disturbante.

Chiarendo meglio la questione, ha spiegato: «Puoi fare un'intera toracotomia. Possiamo aprire completamente una gabbia toracica. Possiamo mostrare il cuore e gli organi interni e la gente continua a guardare interessata. Ma se togli l'unghia a qualcuno o infili un ago dentro un ginocchio, ecco che arrivano i momenti in cui il pubblico si sente davvero male».

Parlando nello specifico del sesto episodio della seconda stagione, in cui assistiamo al caso del motociclista Brandon Li, vittima di un incidente, Wyle ha svelato che inizialmente la troupe voleva limitarsi a ricoprire la gamba dell’attore con una speciale protesi. Tuttavia, per rendere la sequenza ancora più efficace, l’attore ha suggerito: «A quel punto sono tornato da Myriam e le ho detto che quel pezzo non avrebbe funzionato per quello che volevo mostrare. Volevo davvero che il pubblico vedesse un ago entrare nel ginocchio».

La scelta finale, pertanto, è stata quella di realizzare una gamba prostetica completa, ideale anche per le riprese in dettaglio ravvicinato. A tal proposito, Arougheti ha aggiunto che la sfida è andata ben oltre il semplice aspetto estetico: «La ferita prevedeva una chiusura su due livelli e doveva essere suturata in profondità prima di tutto il resto. La protesi doveva quindi avere una struttura abbastanza resistente. Quando si eseguono quei punti di sutura è facilissimo che il lattice si strappi».

Un altro momento estremamente toccante della puntata è quello che vede al centro Louie Cloverfield, un paziente che, mentre si tenta di rianimarlo, comincia a perdere sangue dalle vie respiratorie. Oltre all’eccellente combinazione di trucco ed effetti speciali - che ha permesso di far fuoriuscire il sangue tramite un apposito dispositivo in concomitanza alle contrazioni del corpo - a fare davvero la differenza, secondo Wyle, è stato l’altissimo coinvolgimento dei rianimatori: «Gli infermieri sono la spina dorsale dei pronto soccorso. Fanno un lavoro che definirei quasi angelico».

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