Sanremo, scoppia il caso Pucci. Il comico si ritira: «Insulti e minacce». Meloni: «Deriva illiberale della sinistra»
Dopo l’annuncio della co-conduzione, il cabarettista si dice sommerso di «epiteti inaccettabili»: «Nel 2026 il termine fascista non dovrebbe esistere più». Levata di scudi del centrodestraPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Il lieto annuncio di Carlo Conti con la finta telefonata, l’ondata di polemiche che si è trascinata per giorni. E adesso la rinuncia di Andrea Pucci e una scia di solidarietà governativa dalle forze del centrodestra.
Travalica il mondo dello spettacolo e diventa un caso politico la presenza a Sanremo e poi il passo indietro del comico milanese, classe 1960. Il cabarettista, ex Colorado e - più in là nel tempo - di La sai l’ultima, era stato invitato dal direttore artistico a co-condurre nella serata del giovedì, accanto a lui e Laura Pausini.
Ma il suo archivio di battute lo aveva reso oggetto di pesanti critiche sui social, dove è stato additato come «omofobo» e «fascista» fino a indirizzargli, dice lui, vere «minacce». Tanto da costringerlo, dice, al passo indietro: «Gli insulti, le minacce, gli epiteti e quant'altro ancora, ricevuti da me e dalla mia famiglia in questi giorni sono incomprensibili ed inaccettabili!», denuncia in una nota inviata all'Ansa, parlando di «onda mediatica negativa» che altera «il patto fondamentale» con il pubblico. Di qui la scelta del passo indietro, ringraziando Carlo Conti e la Rai. «Nel 2026 il termine fascista non dovrebbe esistere più», afferma. «Omofobia e razzismo sono termini che evidenziano odio del genere umano e io non ho mai odiato nessuno».
Sulla faccenda si scomoda la stessa presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che percepisce «un clima di intimidazione e di odio»: «Fa riflettere – scrive la premier in un post – che nel 2026 un artista debba sentirsi costretto a rinunciare a fare il suo lavoro a causa del clima di intimidazione e di odio che si è creato attorno a lui. Esprimo solidarietà ad Andrea Pucci, che ha deciso di rinunciare a Sanremo a causa delle offese e delle minacce rivolte a lui e alla sua famiglia. È inaccettabile che la pressione ideologica arrivi al punto da spingere qualcuno a rinunciare a salire su un palco. Ma anche - sottolinea - questo racconta il doppiopesismo della sinistra, che considera "sacra" la satira (insulti compresi) quando è rivolta verso i propri avversari, ma invoca la censura contro coloro che dicono cose che la sinistra stessa non condivide. La deriva illiberale della sinistra in Italia sta diventando spaventosa».
Anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani parla di «ultima vittima del politicamente corretto», «che ha rinunciato a Sanremo per le polemiche esplose intorno alla sua satira». E si chiede: «Perché questo doppiopesismo culturale? Difendere la libertà significa anche difendere la libertà di espressione e di parola, artistica e culturale. Non è accettabile che qualcuno voglia imporre un pensiero unico, soprattutto sui mezzi di comunicazione pubblica. Ad Andrea Pucci e alla sua famiglia va la mia solidarietà per le minacce ricevute».
«Io sto con Andrea Pucci. Evviva la libertà di pensiero, di parole e di sorriso», scrive il leader della Lega Matteo Salvini.
Per il deputato di Fratelli d'Italia, Francesco Filini, capogruppo nella Commissione Vigilanza Rai «sono vergognose le minacce ad Andrea Pucci e alla sua famiglia al punto da costringerlo a rinunciare alla sua partecipazione a Sanremo. Adesso si vergogni chi ha messo all'indice il comico in questi giorni alimentando un clima di odio che ci restituisce bene l'immagine della sinistra in Italia: prepotente e livorosa, intollerante e ignorante, perdente e incapace di fare i conti col proprio fallimento. Ormai è chiaro, se non sei di sinistra non puoi fare il comico e la satira è ammessa soltanto se ammaestrata a colpire la destra. Altrimenti vieni insultato, minacciato e denigrato come è successo a Pucci, a cui va tutta la nostra solidarietà».
Silvia Sardone, vice segretaria della Lega, si definisce «sconcertata di fronte alla quantità di insulti, minacce e offese ricevute da Andrea Pucci e dalla sua famiglia negli ultimi giorni. La sua colpa? Essere stato scelto come co-conduttore per una serata al festival di Sanremo. Il Partito Democratico, giornali, tv di sinistra e commentatori radical chic hanno attaccato in maniera indegna un grande professionista, amatissimo dagli italiani e che ogni anno fa record su record di sold out nei suoi spettacoli in tutto il Paese».
Smorza i toni il Movimento Cinquestelle: «Panico a Palazzo Chigi: Pucci rinuncia alla co-conduzione di Sanremo e parte immediatamente l'allarme democratico – così in una nota gli esponenti M5S in Commissione di Vigilanza Rai Dario Carotenuto, Dolores Bevilacqua, Anna Laura Orrico, Gaetano Amato -. Giorgia Meloni lancia allarme rosso parlando di intimidazione, odio e addirittura di spaventosa deriva illiberale. Mancava solo l'appello al Consiglio di Sicurezza dell'ONU per difendere il diritto universale alla battuta sul suocero e alla barzelletta sugli stereotipi anni Novanta. Per Meloni il problema non sono le guerre e le bollette alle stelle, ma Pucci a Sanremo. Pucci poteva restare, andarsene o presentare pure l'Eurovision: il problema non è che sia di destra. Il problema è che fa una comicità triste, stanca, incastrata in cliché che sembrano usciti da una videocassetta dimenticata nel 1997».
