Rachel McAdams: al cinema con “Send Help”, l’attrice ricorda gli inizi in “Mean Girls”
E accenna al suo rapporto con il survivalismoRachel McAdams (Ansa)
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Di ritorno sul grande schermo con una delle sue migliori interpretazioni nell’esaltante “Send Help” - la tanto agognata rinascita nel genere comedy horror di Sam Raimi - Rachel McAdams attesta, oggi più che mai, la sua sensibilità di artista complessa e sofisticata.
Divenuta simbolo della cultura pop nei primi anni Duemila dopo aver indossato i panni della perfida Regina George in “Mean Girls”, l‘attrice canadese ha dimostrato fin dagli inizi una naturale propensione alla commedia, unendo al suo fascino la spigliatezza e l’ironia tipiche delle migliori interpreti della categoria, come visto, ad esempio, in “2 single a nozze” di David Dobkin, in “Midnight in Paris” di Woody Allen e, non meno, nell’adattamento firmato da Guy Richie di “Sherlock Holmes”.
Ciò, per fortuna, non le ha impedito di impegnarsi con la stessa dedizione nei ruoli drammatici, sfoggiando anche in questo caso abilità di tutto rispetto: ce lo ricordano titoli come “Red Eye” o il premio Oscar “Il caso Spotlight”. Ma con il suo ultimo coinvolgimento in “Send Help” - ora disponibile nei cinema - possiamo affermare senza riserve che mai come stavolta la McAdams ha saputo scavare a fondo nel proprio animo, definendo con piena efficacia la personalità oscura e conflittuale del suo personaggio.
Nei panni di Linda, un’impiegata insicura e dal look trasandato, ingiustamente bistrattata dai colleghi, l’attrice compie un’incredibile trasformazione psicologica: dopo essere sopravvissuta a un incidente aereo, finendo su un’isola deserta in sola compagnia del suo datore di lavoro, Linda dimostrerà sorprendenti abilità di adattamento, ma, oltre alle insidie della natura selvaggia, sarà costretta a confrontarsi anche e soprattutto con il carattere spigoloso del suo compagno di sventura.
In concomitanza con l’uscita del film, McAdams ha rilasciato un’intervista a People, ammettendo - in realtà - la sua scarsa inclinazione al survivalismo: «Ho sempre avuto fantasie di essere una survivalista. Fin da bambina mi chiedevo: e se mi lasciassero nei boschi e non trovassi la strada di casa, come farei a sopravvivere? Ma, in realtà, durerei un'ora». A sua discolpa, ha aggiunto: «Penso di essere piuttosto flessibile. La vita dell'attore ti rende resistente: posso fare una valigia in venti minuti, partire per un posto dove non sono mai stata e cavarmela. Mi piace davvero l'avventura».
E sul rapporto artistico maturato con Sam Raimi, già incontrato sul set di “Doctor Strange nel Multiverso della Follia”, ha commentato: «Con Doctor Strange ho avuto solo un assaggio di Sam, perché ero un personaggio più di supporto. Questa volta volevo immergermi davvero in una sfida così grande, in un ruolo così succoso».
Ricordando il ruolo che le ha dato la celebrità e le ha permesso di aspirare a opportunità ancora più ambiziose, McAdams è tornata a parlare del suo provino per “Mean Girls”. Ammettendo che inizialmente era stata considerata per la protagonista Cady Heron - poi interpretata da Lindsay Lohan - la star ha rivelato che, all’epoca, aveva già venticinque anni, pur dovendo mettere in scena una diciassettenne: “Ricordo di aver pensato che fosse un esercizio inutile perché non mi avrebbero mai presa per Cady. Stavo appena iniziando, ed era il personaggio principale. Non pensavo proprio di essere in un momento della mia vita in cui sarei stata scelta per quel ruolo. Così sono andata lì e mi sono semplicemente divertita”.
Anche il suo entusiasmo verso il progetto contribuì, alla fine, a farle ottenere la parte di Regine George: «Amavo così tanto la sceneggiatura. Ricordo di aver chiuso quel copione e di aver chiamato il mio manager dicendo: per favore, accetterei anche solo di interpretare un personaggio con una battuta! Alla fine, il regista Mark Waters esclamò: sei troppo grande per interpretare Cady, ma sei perfetta per Regina. Lei ha già visto un po' di mondo e forse ha, non so se la definirei un'anima vecchia, ma ha qualche chilometro in più rispetto a Cady».
Sull‘effetto positivo ottenuto da “Mean Girls”, come anche da “Le pagine della nostra vita”, uscito lo stesso anno, ha concluso: «Ho sentito dire che forse la fortuna ti fa entrare dalla porta, ma non ti tiene nella stanza. Non so chi l'abbia detto, ma credo sia davvero così. Erano due film completamente diversi, uno dopo l'altro, ed entrambi hanno ricevuto attenzione. È lì che penso sia entrata in gioco la fortuna, nella mia vita».
