George Lucas e l'intelligenza artificiale: «È il futuro, non c'è niente da fare»
Il creatore di Star Wars paragona l'IA all'avvento dell'automobile e difende il ruolo degli autori: "Oggi conta solo quello che pensa il pubblico, ma non è così che si fa un film"Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Un pezzo di storia come George Lucas, che dall’esperienza rivoluzionaria della Nuova Hollywood ha contribuito al progresso del cinema al pari di pochi altri, continua ancora oggi a ricoprire un ruolo di estrema rilevanza nell’industria. Anche dopo la decisione di allontanarsi dalla scena pubblica, il maestro tiene acceso il dibattito tra gli appassionati e gli addetti ai lavori, con interventi mirati e riflessioni che aiutano a scorgere più da vicino quello che sarà il futuro del medium.
Creatore di saghe immortali acclamate sia dalla critica che dal grande pubblico, Lucas deve gran parte della sua notorietà al successo di “Star Wars”, il franchise ambientato “in una galassia lontana lontana”, che lo ha visto attivamente coinvolto dal debutto di “Una nuova speranza”, nel 1977, fino alla cessione del pieno controllo creativo a Disney nel 2012. In un arco di tempo così ampio, il maestro ha dato vita a un mondo pregno di immaginazione, costellato di razze aliene, civiltà e tecnologie, a cui s’intrecciano giochi di potere e conflitti interplanetari, culminando in sequenze di combattimento mozzafiato.
Ma al cineasta si deve anche l’inconfondibile senso di avventura trasmesso dalla saga di “Indiana Jones” - grazie anche al contributo dell’amico e collega Steven Spielberg - insieme a cult appartenenti alla prima stagione della sua carriera cinematografica, come “American Graffiti”: un’attività tanto pregevole e prolifica da portarlo a ricevere, tra i vari riconoscimenti, ben quattro candidature agli Oscar. Oltre all’impegno profuso come autore, regista e produttore, Lucas è stato anche fondatore della “Industrial Light & Magic”, una delle più importanti aziende di sviluppo degli effetti speciali attiva nel settore, nonché di “THX”, società leader nel controllo qualità dei prodotti audiovisivi.
Proprio in merito al progresso tecnologico che riguarda da vicino anche l’industria cinematografica, Lucas è tornato sotto i riflettori affrontando un tema, per quanto ampiamente discusso, ancora estremamente delicato: lo sviluppo sempre più crescente dell’intelligenza artificiale. Nella sua ultima intervista ad “A Rabbit's Foot”, il cineasta ha affrontato la questione da un punto di vista differente rispetto al solito, con affermazioni che potrebbero attirare controrepliche già nei prossimi giorni.
Descrivendo innanzitutto l’IA come parte di un naturale processo di evoluzione tecnologica, ha affermato che questa andrà a semplificare e alleggerire il carico di lavoro nella produzione dei nuovi film: “L'intelligenza artificiale ci rende molto più facile fare film. È un po' come dire: credo che il carro trainato dai cavalli sia meglio per spostarsi. Le machine si rompono, hanno bisogno di benzina, hanno ogni sorta di problema e presto le trasformeranno in carri armati, e poi uccideranno le persone. È terribile. Non c'è niente che si possa fare. Questo è il progresso, è il futuro”.
Sul tema dell’attendibilità delle informazioni e del pericolo della loro contraffazione, il cineasta ritiene che il contributo delle IA possa avere anche risvolti positivi, considerata la possibilità che ci aiutino a individuare più facilmente i contenuti falsi o sospetti. Sostenendo inoltre che l’utilizzo di queste tecnologie andrebbe sempre attribuito alla responsabilità del singolo, ha aggiunto: “Gli esseri umani non sono in grado di riconoscere un contenuto, non siamo così intelligenti. Il concetto fondamentale è che, in quanto esseri umani, siamo responsabili di ciò che diciamo e facciamo, e se commettiamo un'azione illegale dovremmo essere puniti”.
Un ulteriore punto su cui Lucas ha fatto chiarezza riguarda il peso sempre maggiore attribuito, da parte delle case di produzione, alle proiezioni di prova prima dell’uscita di un blockbuster. Ciò, a sua detta, avrebbe causato un rapporto sempre più nocivo tra gli studios e il pubblico, portando quest’ultimo a percepirsi come una sorta di co-creatore dei film, penalizzando così la libera espressività degli autori. Con evidente amarezza, ha dichiarato a riguardo: “Ora conta solo quello che pensano i fan. Non è così che si fa un film. Un film si fa trovando qualcuno che sappia fare film, che abbia una storia da raccontare e che ne sia appassionato”.
