Annalisa Gusai conquista Cordoba con la sua pizza sarda
Un sogno iniziato nel 2004, oggi gestisce in Andalusia il “Verde Rucola”: nel menù ci sono le specialità “Nugoro” e “Lollove” fatte con prodotti dell'isolaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Ti accoglie con un sorriso e un cappellino rosso con la vecchia bandiera dei quattro mori in rilievo. Quella che guarda, con la benda alzata, la Spagna e dà le spalle all’Italia. Le mani son sporche di farina. Gli occhi, solcati dai primi segni dell’incedere del tempo, raccontano un viaggio iniziato tanti anni fa. Al tempo del boom dei primi voli low-cost, quando l’Europa non sembrava più così lontana e distante dal centro del Mediterraneo.
La storia
Il viaggio di Annalisa Gusai, co-proprietaria insieme all’ex marito Ignacio Luis Tapia, della pizzeria Verde Rucola a Córdoba, è iniziato nel 2004. «Ero fresca di laurea in Lingue e Letterature Straniere, conseguita col massimo dei voti all’Università degli Studi di Sassari – esordisce – e rimanere in Sardegna, al tempo, mi rendeva inquieta: non volevo insegnare, avevo paura di restare imbrigliata dentro una macchina istituzionale che mi avrebbe rubato sogni e tempo. Così partii per vedere nuovi orizzonti». In Inghilterra, lavora sei anni da cameriera e conosce il futuro compagno che la porterà a riscoprire un altro sud. «Ignacio è di Granada, seguirlo è stato facile. Insieme, nel 2010, ci buttammo nel settore alberghiero. Aprimmo un ostello ed un locale che divenne un punto di riferimento per tanti connazionali. Sette anni dopo ci trasferimmo a Córdoba, con due figlie al seguito». Sempre Spagna, sempre Andalusia. «In città, mancava una pizzeria italiana. Noi fummo i primi a proporre un impasto autentico, seguendo la tradizione. Conoscevo già questa realtà – continua – grazie ai viaggi fatti con i miei genitori e alla mia tesi di laurea sul Calò, la lingua dei gitani iberici, che mi permise di spostarmi, per tanti mesi, da Barcellona a Siviglia».
Si guarda attorno. Fa una pausa. Di fronte a lei, il barrio di Vista Alegre in cui lavora, prende vita con i rumori della sera. Gli studenti universitari rientrano da lezione. I camerieri dei ristoranti vicini apparecchiano i primi tavoli. Qualche passante la saluta e l’abbraccia. Un signore prenota d’asporto per la notte. «Qua la vita è traslata di qualche ora rispetto all’Italia. Si cena tardi. Per il resto gli andalusi sono un po' come noi sardi: amano la vita comunitaria, la condivisione. Siamo popoli rappresentati dal fenicottero (flamenco in spagnolo). Un animale di confine, tra terra e mare, che non teme di migrare verso altri lidi in cui possa, di nuovo, sentire calore». A patto che non sia eccessivo. «D’estate scappo – ride – perché qua si toccano temperature elevate. Ho la necessità di sentire sulla pelle la salsedine, vagare di spiaggia in spiaggia e respirare l’aria del Monte Ortobene».
Le sue pizze
E Nuoro, la sua città natale con Lollove, il paese dei suoi genitori, son entrambe presenti nel suo menù. «La Nugoro è una pizza con salsiccia, pecorino ed olive nere. I prodotti mi arrivano direttamente dall’isola. La Lollove è una novità: racchiude gli ingredienti di una focaccia di patate, lardo e cipolla che mi faceva nonna da piccola. Altre pizze le ho dedicate ad alcuni membri della comunità sarda e italiana, che si è formata nel corso degli anni. Il Verde Rucola, per loro, è diventato una sorta di cenacolo domenicale. I primi a scoprirmi furono due ragazzi originari del sud Sardegna ed un avellinese: Andrea Oliviero, Andrea Cannas e Mirko Todesca, che colgo l’occasione di ringraziare per aver fatto rete e aver riunito così tante persone, provenienti da diverse parti del globo».
Numeri in crescita
A Còrdoba, il Verde Rucola, ormai è una realtà importante. Le recensioni sono positive, i numeri continuano a crescere. «Abbiamo i clienti fissi, gli stranieri, i tanti italiani che vengono da noi per mangiare un prodotto che li riporti a casa. E non mancano gli studenti. Ho la fortuna di avere un locale, in un punto che è un crocevia tra diverse facoltà e la zona più turistica della città. Mi piace pensare che sia io che la mia pizzeria, possiamo fungere da ponte tra le varie culture. La missione della mia vita, dopotutto, è stata lasciare un pezzo di Sardegna, con i miei racconti e i miei prodotti, nelle case di coloro che non la conoscevano. E ho fatto anche il contrario: ho portato l’estero nella mia Lollove, aprendo nel 2015, il primo Airbnb del paese, dove sostavano perlopiù statunitensi e canadesi».
Il futuro
Gli occhi neri, distanti nel rincorrere i ricordi, ritornano nel presente e illuminano, come dei fanali, i gesti di un aiuto pizzaiolo di Milano. Compaiono due cameriere: una messicana e una spagnola. Annalisa dà loro alcune indicazioni con un tono gentile. Spegne una radio inglese e mette in sottofondo Amico Fragile di Fabrizio De Andrè con la PFM. Si sofferma meditabonda davanti alla vetrinetta porta ingredienti. Aggiunge delle foglie di basilico alla salsa di pomodoro. Si prepara all’apertura. Poi cambia espressione, schiarandosi la voce, in parte rotta. «Sa qual è il mio sogno? - conclude - Per un sardo è sempre quello di tornare a casa. La Sardegna è una mamma che ti attende col sorriso, a braccia aperte, sul ciglio della porta. Non ti sgrida se fai tardi. Puoi scappare, in fuga, in qualsiasi posto dell'universo ma lei continuerà ad aspettarti. L’idea di averla lì, pronta ad accogliermi, mi tranquillizza. A volte, basta un profumo, un ingrediente e la sento vicina. Un domani, a questa mamma, vorrei farle vedere quel che ho imparato e tutti i colori che ho collezionato, in questo mio lungo viaggio. Per provare a vestirla con un nuovo abito e renderla più bella. Le direi che noi sardi all’estero non ci dimentichiamo mai di lei. Siamo i suoi satelliti sparsi per il mondo».
