Turismo rigenerativo, crescono i flussi che aiutano le comunità
Successo per il modello basato su nuove forme di imprenditoria e collaborazione pubblico-privatoPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Quando sette anni fa la tempesta Vaia distrusse decine di migliaia di ettari di foreste alpine nel Nordest, l’arrivo dei tanti turisti in aiuto dopo la sciagura fu decisivo per tamponare perdite economiche valutate, nell’intera macroarea, in circa 2 miliardi di euro.
Quel movimento segnò anche in Italia l’avvio di una nuova concezione di turismo sostenibile. È il “turismo rigenerativo”, termine coniato dalla giornalista del New York Times Elaine Glusac e ormai praticato in molte aree del mondo.
Un modello basato su nuove forme di imprenditoria mediante strategie di collaborazione pubblico-privato, con l’impegno di prendersi cura di un territorio. Se in Europa questo movimento si espande soprattutto nei Paesi scandinavi e in Slovenia, in Italia vive una fase embrionale: «le potenzialità di sviluppo sono però esplosive, legate alla crescente ricerca di autenticità e salubrità da parte dei viaggiatori – considera Giancarlo Dell’Orco, ideatore del “Progetto Borghi” per Assidema (Associazione Italiana Destination Manager). Alcuni piani cominciano a generare rilevanti scatti qualitativi sulle economie locali, che potrebbero espandersi con progettualità più strutturate e quindi idonee ad accedere ai finanziamenti pubblici».
Il riferimento va al bando Borghi del Pnrr, che stanzia oltre un miliardo di euro per progetti di rigenerazione culturale e sociale, ai fondi Snai, la strategia nazionale per le aree interne e alle altre risorse disposte dal ministero del Turismo e dalle Regioni.
Fondamentale il ruolo delle cooperative di comunità, le imprese sociali innovative create per produrre e gestire beni e servizi, dal turismo alla cultura, al recupero di beni comuni: «Una rete in crescita, che oggi – specifica Dell’Orco - conta in Italia oltre 320 organizzazioni mutualistiche orientate anche al turismo rigenerativo». In alcuni casi si tratta di imprese sociali minuscole, ma in crescita. Come Wonder Grottole, attiva dal 2018 nell’omonimo comune di 2.100 abitanti sulle colline lucane a 33 chilometri da Matera, caratterizzato da abbandono e spopolamento. «Puntiamo a recuperare case in disuso nel centro storico, dove ormai abitano poco più di 200 persone, e rivitalizzarle attraendo a Grottole energie e competenze da tutto il mondo e mettendole in relazione con gli abitanti» spiega il fondatore Andrea Paoletti. Il giro d’affari di Wonder Grottole viene al momento alimentato solo da risorse private: «230 mila euro all’anno- aggiunge Paoletti - un terzo reinvestiti nell’acquisto e ristrutturazione di un trilocale e un monolocale per un totale di sei posti letto, per affitti brevi».
Tra le altre attività offerte ai turisti, le esperienze legate alla produzione di vino, di olio d’oliva e all’apicoltura. E quelle alla scoperta dell’artigianato della ceramica. «Tutte attività - conclude - che richiamano l’intera offerta ricettiva del borgo, 30 posti letto in tutto tra b&b e case vacanza». La progettualità di Wonder Grottole punta ad allargarsi ai sei paesi della collina materana e lavora a un portale immobiliare in cui visionare l’offerta residenziale. Al momento, quella del paesino lucano si articola tra unifamiliari, che orbitano sui 30mila euro a corpo, e bilocali e trilocali, reperibili rispettivamente a 18-20mila euro e a partire da 25mila euro. Sempre nel Mezzogiorno, a Biccari, paese di 2.500 abitanti tra Foggia e il Gargano, con i fondi del Psr (programma di sviluppo rurale) - poco più di mezzo milione di euro nell’ultimo decennio – sono state portate avanti operazioni di forestazione e di sostegno a attività extra-agricole e agriturismi. «Con 2 milioni di euro attinti dal fondo ministeriale per il turismo di montagna, stiamo avviando la costruzione di una pista di bob su monorotaia nel Parco Daunia Avventura - spiega Gianfilippo Mignogna, referente della locale cooperativa di comunità -. Tra queste gli agri-bike tour e percorsi in bici con degustazioni nelle antiche masserie».
Antonio Schembri
(Estratto da “Top24 Fisco”, Il Sole 24 Ore, 12 gennaio 2026, in collaborazione con L’Unione Sarda)
