Imprese e famiglie penalizzate da reti infrastrutturali e ferroviarie de­ficitarie. Con il risultato che davanti a un sistema considerato «non più ritardatario ma strutturale» l’isola registra una riduzione di reddito che viaggia “in media” intorno agli 80 milioni di euro all’anno. È un quadro a tinte fosche quello che emerge dal report “Il deficit infrastrutturale della Sardegna: strade e ferrovie” realiz­zato dal Centro studi Confindustria Sardegna. Uno studio che analizza quantitativamente le condizioni delle infrastrutture di trasporto dell’isola e l’impatto sullo sviluppo economico e territoriale. «Questa ricerca - sot­tolinea il direttore di Confindustria Sardegna Andrea Porcu - dimostra con dati oggettivi che il problema in­frastrutturale della Sardegna non è una percezione, ma una realtà strut­turale che incide direttamente sulle possibilità di sviluppo economico e sociale dell’isola», Dall’analisi attenta dei dati emerge una situazione che, spiega ancora Porcu, «non può es­sere considerata un semplice ritar­do rispetto ad altre regioni italiane, ma come una configurazione oramai strutturale del territorio caratteriz­zata da carenze profonde, persisten­ti e interconnesse». Il primo punto considerato dallo studio è l’assenza “totale” di infrastrutture autostradali e «una rete ferroviaria priva di elet­trificazione, di servizi a lunga percor­renza e di livelli di velocità competiti­vi, si traducono in una struttura poco “magliata”, fortemente gerarchizzata e scarsamente interconnessa, incapace di fun­zionare come sistema territoriale integrato». Non è tutto. Perché un elemento significativo riguar­da il fatto che in ampie aree del territorio regio­nale, in particolare la parte centrale ed orientale risulta più isolata per via dei tempi di accesso agli snodi strutturali più elevati. All’interno di que­sto schema, la Sardegna emerge anche come la regione che ha la maggiore concentrazione di Comuni nel cluster più critico per quanto riguar­da l’accesso alla rete autostradale, quello che comprende i territori “inaccessibili e distanti”. Oltre il 45% dei Comuni sardi ricade in tale cate­goria, configurando la più ampia area territoriale nazionale caratterizzata da doppia penalizzazio­ne: lontananza fisica dagli snodi infrastrutturali e inefficienza funzionale della rete nel garantire tempi di percorrenza competitivi. «Ciò è coeren­te con la struttura della rete viaria sarda, dove le direttrici ad alta percorrenza coprono preva­lentemente gli assi Cagliari–Porto Torres, Sas­sari–Olbia, Cagliari–Iglesias, Sassari–Alghero e l’area metropolitana di Cagliari - sottolinea il rapporto -, lasciando intere porzioni del ter­ritorio regionale – in particolare la Sardegna sud - orientale – completamente escluse dalla rete di rango superiore. Il deficit stradale assu­me quindi una doppia dimensione quantitativa: assenza totale di autostrade e copertura terri­toriale incompleta delle infrastrutture di rango equivalente».

Le elaborazioni indicano che l’au­mento dei tempi medi di percorrenza è associato in Sardegna a una riduzione del reddito pro capi­te e che il deficit infrastrutturale rappresenta per alcuni territori dell’isola un fattore strutturale di penalizzazione socioeconomica. Secondo le sti­me di Confindustria Sardegna, ogni minuto in più nei tempi di percorrenza è associato a una ridu­zione complessiva del reddito annuale compresa tra i 70 e gli 85 milioni di euro. «Non si tratta solo di mancanza di opere, ma di un sistema che isola intere aree, aumenta i costi per le imprese, riduce l’accesso ai servizi e penalizza il reddito delle fa­miglie», argomenta il direttore. «È fondamentale e urgente adottare una strategia infrastrutturale organica per garantire spostamenti interni di per­sone e merci in linea con le altre regioni italiane ed europee con cui il confronto è quotidiano».

Pur senza imputare relazioni causali dirette, l’e­videnza statistica suggerisce che l’inefficienza della rete di trasporto non incide solo sulla mo­bilità, ma rappresenta un vincolo economico strutturale che limita le opportunità di sviluppo, frammenta i mercati locali, riduce la competiti­vità delle imprese e comprime il potenziale dei territori interni.

Davide Madeddu

(Estratto da “Il Sole 24 Ore - Sud”, Il Sole 24 Ore, 27 marzo 2026, in collaborazione con L’Unione Sarda)

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