Arriva un nuovo tassello nel complesso mosaico degli interventi messi in campo per evitare il blocco dei cantieri pubblici travolti dall’impennata dei prezzi delle materie prime.

È stato pubblicato in Gazzetta (n. 302 del 31dicembre 2025) il decreto direttoriale n. 308 del 6 novembre 2025, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha disposto la ripartizione di 693,7 milioni di euro a valere sul Fondo per la prosecuzione delle opere pubbliche, destinati a compensare gli extracosti sostenuti dalle imprese durante l’esecuzione dei lavori.

Il provvedimento chiude l’istruttoria relativa alla quarta finestra temporale 2024–gennaio 2025, l’ultima prevista dal decreto ministeriale 28 febbraio 2024 n. 47, e fotografa con chiarezza l’ampiezza della crisi che negli ultimi anni ha messo sotto pressione il sistema degli appalti di lavori.

Secondo quanto emerge dal decreto, sono state presentate complessivamente 1.324 richieste di accesso al Fondo. Di queste, 1.270 istanze sono risultate ammissibili, per un importo complessivo riconosciuto (comprensivo di Iva) paria 693.674.960,47 euro. Le risorse vengono assegnate alle stazioni appaltanti secondo l’ordine cronologico di presentazione delle domande, nel rispetto del limite di spesa fissato dalla norma primaria. Accanto al corposo elenco delle richieste finanziate, il decreto dà conto anche delle istanze escluse. Si tratta di 54 richieste non ammesse al finanziamento, per le quali l’istruttoria ministeriale ha rilevato diverse cause di inammissibilità. In larga parte, le esclusioni riguardano Cig riferiti a contratti di servizi o forniture, che esulano dall’ambito applicativo dell’articolo 26 del decreto-legge n. 50/2022, riservato agli appalti pubblici di lavori. In altri casi, le domande sono state respinte perché relative a contratti già beneficiari del Fondo opere indifferibili (Foi), oppure perché duplicate rispetto a istanze presentate in finestre temporali precedenti o riferite a lavorazioni già compensate.

Un fondo diventato strutturale per salvare i cantieri

La portata finanziaria del decreto conferma come il Fondo per la prosecuzione delle opere pubbliche sia diventato, nel giro di pochi anni, uno strumento essenziale per garantire la continuità dei lavori. Nato per fronteggiare l’emergenza innescata dall’aumento eccezionale dei prezzi dei materiali da costruzione, il Fondo è stato progressivamente rifinanziato e prorogato dalle ultime leggi di bilancio. Non a caso, il decreto richiama la dotazione pluriennale prevista dal legislatore: 1,1 miliardi per il 2023, 700 milioni per il 2024 e 100 milioni per il 2025, oltre all’utilizzo dei residui del Fondo istituito nel 2020. Numeri che raccontano la difficoltà di un settore che, senza meccanismi compensativi, avrebbe rischiato un’ondata di risoluzioni contrattuali e contenziosi.

Il nodo dei contratti “pre-Codice” e la risposta della Manovra

Il provvedimento si inserisce in un contesto ancora segnato dalle criticità dei contratti aggiudicati prima dell’entrata in vigore del nuovo Codice dei contratti pubblici (Dlgs 36/2023), operativo dal 1° luglio 2023. Proprio questi appalti, privi di meccanismi automatici di revisione prezzi, sono stati i più esposti agli shock inflattivi degli ultimi anni. Su questo fronte, la Manovra di bilancio ha provato a dare una risposta strutturale, affiancando agli stanziamenti emergenziali nuove regole per l’adeguamento dei prezzi. Dando ascolto all’allarme lanciato in più occasioni dalle imprese e per scongiurare il rischio blocco di ben 13mila cantieri con l’ultima legge di Bilancio vengono stanziati fondi per mettere in sicurezza i lavori eseguiti nel 2025 avviando un percorso verso meccanismi più automatici e stabili di revisione prezzi a partire dal 1° gennaio 2026 (con osservatorio e nuovo prezzario nazionale), destinati a superare la logica delle continue finestre straordinarie di accesso ai fondi.

Mauro Salerno
(Estratto da “Norme e tributi Enti Locali e Edilizia”, Il Sole 24 Ore,
7 gennaio 2026, in collaborazione con L’Unione Sarda)

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