Leggi regionali scritte male, prive di solidità giuridica e bocciate dalla Corte costituzionale, liquidata con toni irriverenti dalla presidente della Regione che si è spinta a definire bizzarre le sue sentenze. Una sanità allo sbando, dove l’unico settore che sembra funzionare è il poltronificio, certamente efficiente per i partiti del Campo largo, ma disastroso per i sardi. Collegamenti aerei asfittici – tranne che per l’assessora al Lavoro che viaggia in business class – e una continuità territoriale che, nelle previsioni del nuovo bando, rasenta il ridicolo. Fino ai gravi errori sulle politiche energetiche». L’opposizione più dura ad Alessandra Todde e alla sua maggioranza arriva da chi in Consiglio regionale manca ormai da un pezzo. Pietro Pittalis, deputato e segretario regionale di Forza Italia, parla di «una crisi politica profonda all’interno della coalizione che governa la Sardegna, e che inevitabilmente si riflette sulla qualità dell’azione di governo. Imprese e famiglie non riescono a intravedere alcun orizzonte positivo, né sul piano economico né su quello sociale».

Cosa manca all’azione di governo?

«Un progetto politico complessivo. Il Campo largo non è in grado di esprimere una visione di Sardegna, né una strategia credibile per il futuro dell’Isola. Ed è proprio questa assenza di visione il vero problema che i sardi stanno pagando ogni giorno».

Non le sembra di esagerare?

«Il progetto è messo in discussione dallo stesso Pd. Le dichiarazioni del segretario regionale Silvio Lai rappresentano una sonora bocciatura dell’ennesimo siparietto propagandistico della presidente della Regione. Il Pd, per bocca del suo massimo dirigente in Sardegna, ha infatti ristabilito una verità che Forza Italia denuncia da tempo: la sanità è una cosa seria e non può essere gestita nei ritagli di tempo o come un accessorio della comunicazione politica. La presa di distanza netta sulla prosecuzione dell’attività della presidente in materia di governo della sanità, certifica il fallimento di una gestione improvvisata e irresponsabile, che sta producendo danni evidenti ai cittadini».

Dell’ipotesi di ricandidatura di Todde alle prossime regionali cosa pensa?

«In questo caso la posizione assunta dal segretario del Pd è ancora più significativa. L’ipotesi viene di fatto archiviata, rinviata a fine legislatura, segnando una bocciatura politica senza appello. Una presa di posizione che dice molto sullo stato dei rapporti tra i due principali partiti del Campo largo, e che riflette fedelmente la confusione e le tensioni che attraversano l’intera maggioranza regionale e le sorde critiche del Movimento Cinquestelle nei confronti di Alessandra Todde. Il quadro che emerge è sotto molti profili preoccupante: una Regione governata da una coalizione divisa, incapace di esprimere una linea comune e una visione strategica e priva di una classe dirigente dignitosa».

E il centrodestra come se la passa? Alle elezioni ci pensa?

«Il centrodestra registra il fallimento totale dell’azione di governo nell’Isola, in particolare l’involuzione e la china pericolosa sui fronti della sanità, dei trasporti, dell’energia, dell’agricoltura. Solo qualche settimana fa la presidente - e questo è un dato politico che non può passare inosservato - ha revocato l’assessore alla Sanità ammettendo candidamente il fallimento di questi primi due anni di legislatura. Una Giunta che naviga a vista, insomma, ma la presidente sta pensando alla sua prossima candidatura. Questa è la cifra di un modo disinvolto di concepire il governo della cosa pubblica».

E il centrodestra, intanto?

«Si sta riunendo. Ci siamo dati come metodo di lavoro un appuntamento fisso a scadenza mensile per fare il punto della situazione. Dall’opposizione ci prepariamo per assumere la responsabilità di governo alle prossime elezioni, cercando di evitare gli errori del passato, individuando le ricette giuste per uscire dalla situazione di confusione e immobilismo in cui questa Giunta e questa sinistra stanno ricacciando la nostra Isola».

Guardate alle elezioni con fiducia? Il vostro candidato sarà necessariamente di FdI o di Forza Italia?

«Un discorso sulle candidature è assolutamente prematuro. Prima di tutto serve un programma chiaro, preciso e fatto di pochi punti che offra una soluzione ai problemi di cui ho detto. Nel centrodestra ci sono tanti amministratori ed espressioni della società civile che penso potrebbero assumere il ruolo di guida della coalizione. Ma è presto per pensarci. In ogni caso, sarà un nome condiviso, che conosca a fondo i problemi dei sardi, che dialoghi e che, per esempio, di fronte a un problema come quello posto dai comitati della Pratobello 24, non opponga muri ma disponibilità al confronto e apertura per trovare assieme le soluzioni».

È un periodo topico per la sanità e non solo. Per lei l’opposizione in Consiglio regionale è troppo tenera?

«Sta facendo il suo dovere, certo reso talvolta difficile dal nulla che propone la Giunta regionale. Abbiamo anche ipotizzato una forte sinergia tra i gruppi di minoranza per mettere a nudo le debolezze e la inadeguatezza della maggioranza».

Commissariamenti incostituzionali, nomine dei direttori generali subito dopo. Eppure in pochi hanno battuto ciglio.

«In modo furbo la governatrice ha fatto le nomine, che sono tutte illegittime, nel periodo festivo. Creando una situazione che rischia di alimentare un contenzioso senza fine e un esborso da parte delle casse della Regione per i danni che legittimamente potranno chiedere i direttori generali defenestrati con il commissariamento. Troppo semplice nascondersi dietro pareri legali commissionati ad hoc, come se in Regione non ci fossero bravi avvocati per dare tutto il supporto tecnico giuridico che serve, per non parlare dell’ulteriore spreco di risorse pubbliche quale mai si è visto nella storia della nostra Regione».

Le carceri sarde saranno invase da detenuti mafiosi? Se sì, cosa sta facendo Forza Italia per evitarlo?

«Serve un’operazione verità. La presidente Todde e il Pd hanno la memoria corta. Le carceri sarde, e nello specifico quello nuorese di Badu ‘e Carros, sono state state oggetto di un preciso intervento nell’ottobre del 2020 dell’allora Guardasigilli Alfonso Bonafede, ministro M5S del Governo Conte, dove Todde ricopriva il ruolo di sottosegretario dello Sviluppo economico. Comunque, Bonafede firmò un provvedimento per dotare il carcere nuorese di una sezione specifica all’interno della struttura per i detenuti in regime di 41bis, disponendo i relativi lavori di ristrutturazione e adeguamento. La motivazione allora resa dal ministro era quella di far fronte alle esigenze di gestione penitenziarie dei detenuti 41bis, e garantire la corretta distribuzione degli stessi detenuti nell’ambito del circuito penitenziario dedicato. Quindi, oggi ci vuole una bella faccia tosta, una dose di spudoratezza senza limiti. Infatti chi ha dato corso all’arrivo a Nuoro dei detenuti mafiosi è, guarda caso, la parte politica della presidente della Regione, del governo Conte di cui faceva parte anche il Pd. C’è il decreto dell’ottobre del 2020. Chi vuole può leggerlo. La verità è che tutta questa polemica è alimentata per creare allarmismo, diffondere paura e preoccupazione e distogliere l’opinione pubblica dai fallimenti della Giunta regionale».

Invece nella realtà cosa sta succedendo?

«Non ci sarà alcuna invasione dei detenuti 41 bis in Sardegna perché il numero è limitatissimo, nell’ottica della redistribuzione prevista nel decreto da Bonafede. Basti pensare che inell’Isola arriveranno meno di un terzo di quelli destinati ad Alessandria».

Quindi l’allarmismo è ingiustificato?

«Assolutamente. E mi dispiace che in buona fede, su questo equivoco e su questa informazione, sia caduto anche il vescovo di Nuoro che farebbe bene a interpellare anche le altre parti politiche se ha necessità di avere qualche dato più preciso e corretto e non dati fasulli».

Sta dicendo che Badu ‘e Carros non diventerà un carcere interamente dedicato ai 41 bis?

«Ma figuriamoci. Ho parlato con il sottosegretario alla Giustizia, Del Mastro delle Vedove: ci sarà una redistribuzione. Come programmato da Bonafede. Non se l’è inventato questo Governo».

Cosa pensa dell’accordo sulla vertenza entrate siglato con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti? Soddisfa le richieste sarde sulle compensazioni legate all’insularità?

«Penso sia un buon accordo, anche se devo dire che l’occasione sarebbe stata buona per rilanciare il tema dell’insularità e, su partite come quella dei trasporti e della mobilità dei sardi, per aver garantite dallo Stato le risorse necessarie. Come avveniva prima dell’intesa tra Renato Soru e Romano Prodi».

Referendum sulla separazione delle carriere: Forza Italia come si sta organizzando?

«In Sardegna sono stati costituiti i comitati per il sì al referendum sulla separazione delle carriere. Ho nominato Sergio Milia coordinatore dei comitati che si sono già insediati in tutte le Province. Ora avvieremo una serie di iniziative, anche con figure esterne ai partiti, che sostengano il sì proprio con l’obiettivo di testimoniare che questa non è una battaglia contro la magistratura ma indirizzata a restituire la fiducia nei cittadini, per una giustizia giusta, affidabile e di qualità, contro le degenerazioni del sistema correntizio».

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