Il caso Cospito, Almasri, i Caroccia: le dimissioni e i veleni in via Arenula
Ad aprile Delmastro, sottosegretario alla Giustizia dimissionario, sarà in aula per la vicenda dell’anarchico e delle sue conversazioni nell'ora d'aria nel carcere di SassariAndrea Delmastro (ANSA/GIUSEPPE LAMI)
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Le indagini delle procure da un lato, le esternazioni continue dall'altro, parole spesso sopra le righe. E i veleni che hanno attraversato i corridoi del ministero per mesi e che hanno spinto diversi dirigenti a lasciare l'incarico. Il terremoto che ha travolto via Arenula con le dimissioni del duo Bartolozzi-Delmastro non nasce oggi e la sconfitta al referendum sulla riforma della giustizia è la goccia che ha fatto traboccare un vaso già colmo.
Che si è riempito nelle ultime settimane con gli sviluppi giudiziari dei casi Caroccia e Almasri. Per l'esponente di Fratelli d'Italia fatale è risultato proprio l'ultimo guaio giudiziario, la vicenda legata a presunti affari con la famiglia Caroccia, ritenuta vicina al clan di stampo camorristico dei Senese. Il caso della società "Le 5 Forchette”, una srl di cui il sottosegretario ha detenuto quote azionarie, è finita sotto la lente dei pm di piazzale Clodio che hanno avviato una indagine per riciclaggio e intestazione fittizia a carico di Mauro Caroccia, attualmente detenuto in carcere per scontare una condanna a 4 anni, e della figlia 19enne che compare come azionista della società proprietaria del ristorante romano ”Bisteccheria d'Italia”.
Al momento Delmastro è solo lambito dall'attività della Dda, che ha affidato alla Guardia di Finanza una delega che ha come primo obiettivo accertare la natura del denaro utilizzato dai Caroccia per la società (si passeranno a setaccio conti correnti e dichiarazione dei redditi) e il modo in cui sono entrati in contatto con Delmastro - che avrebbe frequentato il locale fino al gennaio scorso - siglando l'accordo davanti ad un notaio di Biella. La questione potrebbe finire all'attenzione anche della procura di Torino proprio perché la società è stata costituita a Biella. Ma la competenza della Dda subalpina potrebbe radicarsi solo nel caso in cui venisse ipotizzata un'aggravante di tipo mafioso al "trasferimento fraudolento di valori", il reato del codice penale che riguarda l'attribuzione di cariche e quote di una società a dei prestanome.
Sempre Delmastro è poi atteso in Corte d'Appello il 22 aprile per il processo che lo vede imputato di rivelazione del segreto d'ufficio in relazione alla vicenda dell'anarchico Cospito. In primo grado è stato condannato a 8 mesi. Al centro del procedimento ci sono alcune dichiarazioni fatte in Parlamento dal vicepresidente del Copasir e responsabile organizzazione di FdI, Giovanni Donzelli, nel febbraio del 2023. Il collega di partito di Delmastro riferì alla Camera il contenuto di conversazioni avvenute nell'ora d'aria nel carcere di Sassari tra Cospito e detenuti di camorra e 'ndrangheta, anche loro al 41 bis. Informazioni che Donzelli aveva avuto proprio da Delmastro, che da sottosegretario aveva la delega al Dap.
Altro caso controverso che ha coinvolto l'ex sottosegretario è quello dello sparo durante una festa di Capodanno nel 2024 costato una condanna a un anno e tre mesi per il parlamentare Emanuele Pozzolo, poi espulso dal FdI e ora con Vannacci.
C'è invece Bartolozzi nella vicenda del generale Almasri, il militare libico accusato di torture, prima arrestato in Italia e poi rimpatriato da un aereo dei servizi segreti del nostro Paese. Il Parlamento ha fermato l'indagine del tribunale dei ministri dei confronti del sottosegretario Mantovano e dei ministri Nordio e Piantedosi. Ma ora la procura di Roma sarebbe pronta a chiedere il rinvio a giudizio per l'ormai ex capa di gabinetto, accusata di false informazioni a pm. La sua versione dei fatti è stata infatti definita dai giudici del tribunale dei ministri come «inattendibile» e «mendace». L'ex braccio destro del ministro Nordio nelle ultime settimane è stata al centro anche di violente polemiche per alcune affermazioni fatte in campagna elettorale.
Nel corso di un dibattito televisivo ha invitato a votare sì per «togliere di mezzo la magistratura» che, a suo dire, è come «un plotone di esecuzione». Parole che hanno scatenato tutta l'opposizione nel chiedere le dimissioni della dirigente più in vista del ministero di via Arenula, ribattezzata la “zarina". Un soprannome che nasce all'interno del dicastero, dove il clima di veleni ha portato alle dimissioni di una serie di figure apicali, tra le quali quella avvenuta nell'aprile dello scorso anno di Luigi Birritteri, capo del Dipartimento affari di giustizia (Dag) e che gestì proprio il caso Almasri, ma anche del capo del Dipartimento dell'organizzazione giudiziaria Gaetano Campo e del capo del Dap Giovanni Russo.
(Unioneonline)
