La corsa verso l’euro digitale: l’intervento del 6 agosto 2026
Di Ciriaco OffedduLa corsa verso l’euro digitale sta prendendo velocità, e questo è un male che pagheremo in termini di disservizi – il male minore, ormai tutti viviamo di disservizi più o meno gravi – ma soprattutto di perdita di importanti gradi di libertà.
Rileviamo intanto che una banca centrale, e la Bce nella fattispecie, nasce con due compiti principali: governare la politica monetaria (significa decidere quanta moneta circola nel sistema e a quale costo, fissare i tassi di interesse, intervenire con strumenti straordinari come l’acquisto di titoli di stato, ecc.) e vigilare sulla stabilità finanziaria (cioè sorvegliare che le banche siano solide, che non assumano rischi eccessivi, che non ci siano bolle speculative, ecc.).
Sono compiti vitali che richiedono una vigilanza continua e interventi ad hoc, al massimo livello della complessità finanziaria, non confondibili con la gestione quotidiana dei clienti e delle transazioni finanziarie. Quest’ultima è una macchina di diverso genere, strutturata per gestire, 24 ore al giorno per 365 giorni all’anno, massivi numeri di transazioni e clienti.
Non è un caso che a un certo punto le banche stesse abbiano demandato i sistemi di pagamento a operatori terzi. Ciò senza che i clienti abbiano sottoscritto alcun contratto con questi soggetti. A chi scrive, per dire, arriva un estratto conto da un operatore terzo, pur non avendo firmato nulla se non con la banca.
Di fatto un rapporto imposto, non scelto, con operatori diventati nel frattempo potenti quanto le banche stesse. I nostri pagamenti con carta o bancomat subiscono infatti, senza che ce ne accorgiamo, filtri molteplici da parte degli istituti di credito e da parte degli operatori di settore.
Ho subito, nel corso dei miei viaggi per il mondo, decine di blocchi dei pagamenti – spesso in maniera drammatica, ricordo una volta a Shanghai – perché il sistema, non al corrente dei miei voli, giudicava sospetta l’ultima richiesta fatta. Alla difficoltà esistente di prelevare i propri soldi dalle banche si aggiunge oggi lo sbarramento creato dagli operatori terzi.
Per la Bce, gestire un euro digitale significa rapportarsi direttamente con centinaia di milioni di cittadini, ciascuno con un conto, un’app, un problema di assistenza clienti quando la carta non funziona, un tentativo di frode da bloccare in tempo reale, una galassia di transazioni giornaliere.
È il passaggio da un mestiere rivolto principalmente a banche e istituzioni a uno che possiamo definire “retail”, verso il singolo cittadino. Sono due culture aziendali, due tipi di infrastruttura e due scale operative completamente diverse.
Si dirà: la Bce farà come fanno le banche, delegherà a operatori specializzati. Certo. Ma dovranno essere operatori capaci di gestire flussi e transazioni decine se non centinaia di volte superiori a quelli attuali.
Stiamo parlando di una macchina che richiede tecnologia al più alto livello, sicurezza informatica, continuità operativa e capacità di intervento praticamente istantanea, che non esiste per i volumi previsti dall’euro digitale. Chi gestirà questa macchina?
In ogni caso, nonostante la delega sull’operatività, la responsabilità prima rimarrebbe in capo alla Bce che non possiede oggi queste competenze. Jamie Dimon, presidente di JPMorgan, che movimenta tra i due e i tremila miliardi di dollari al giorno in formato digitale, alla domanda se l’Europa sia pronta a un euro digitale, ha risposto con un tranchant “buona fortuna.”
Immaginiamo per un momento di non avere più contanti: ogni piccolo pagamento (il caffè, il giornale, due euro di beneficenza, ecc.) sarebbe effettuato digitalmente.
Noi non avremmo più il possesso dei nostri soldi – stringhe digitali in una nuvola, e qualcuno che decide come e a chi riconoscere gli interessi di deposito – ma solamente dei “diritti di spesa” facilmente manovrabili da chi avrebbe il potere di gestirli.
Le domande su “il caso peggiore” si sprecano. Cosa succede se il sistema si impalla oppure è hackerato dalla potenza vicina? Se una deriva autoritaria, magari finanziaria, si impossessa delle chiavi del sistema? Se il nostro “diritto di spesa” si restringe geograficamente, per importo, tipologia di prodotti e servizi, destinatari e fornitori?
Sarebbe ancora logico parlare di libertà in assenza di moneta, di scelta?
Ciriaco Offeddu