E adesso si balla: il commento del 2 febbraio 2026
Di Enrico PiliaE adesso? Vittorie, cori e numeri da grande club. In un club che ha manovrato nella campagna acquisti estiva come pochi, che ha azzeccato almeno tre clamorose scommesse – Pisacane, Esposito e Gaetano lì dove si mette – e dove si respira una folle, pericolosa, intrigante atmosfera di euforia, ora cosa succede? Solo l’Inter ha vinto di più nelle ultime settimane, elemento che costringe il tifoso del Cagliari a stropicciarsi gli occhi, chiedendosi cosa stia accadendo. Quel tifoso (accolto allo stadio in maniera indecente, con i parcheggi che sembravano un lago di melma) animato da una passione indescrivibile. Pioggia, vento, il ciclone Harry, il costo della vita, gli stipendi che pesano meno, Sanremo alle porte, la paura del Verona, tutto questo non ha fermato la fede rossoblù, anche sabato sera si è capito che questa stagione – vada come vada – sarà speciale.
Si avverte quello strano magnetismo che connette società, spettatori, squadra e ambiente. In tribuna, nei distinti, il gol è nell’aria, si ama una squadra che – lo ricordiamo nell’analisi di Fabiano Gaggini – gioca da squadra, tutti spingono, tutti difendono. Quella sfacciataggine, Tommaso Giulini la chiama consapevolezza, che può portarti dove non pensavi, figlia dei millennials che corrono, segnano, macinano calcio. Sullo sfondo, il piacevole paradosso del veterano dei diesse, Guido Angelozzi, che mette in piedi uno degli organici più giovani – spesso il più giovane in alcune frazioni di gara – della Serie A. E adesso?
E adesso, caro Cagliari, non sarai più una sorpresa. Palestra sarà Palestra dovunque, dovranno costruire una difesa su misura per le sue sgroppate. Irresistibili, scenografiche. Kilicsoy non sarà più un cognome impronunciabile, perché segna sempre lui e quindi occhio, ragazzi. E ora saranno gli altri allenatori a cercare di capire le mosse di Pisacane, anche quelle dalla panchina, perché il ragazzo venuto dai Quartieri Spagnoli oggi è un fenomeno da analizzare, per i risultati e il basso, solido profilo che ti sbatte in faccia. Già, consapevolezza, quella che serve per alimentare l’autostima, che poi è nulla senza il lavoro, duro e incessante, nel corso della settimana.
E adesso il Cagliari giocherà a Roma, contro quella sagoma di Gasperini. Con la Roma è cominciato lo show, quella partita pazzesca del 7 dicembre con i giallorossi mandati a casa con zero punti e l’incubo di ritrovarsi Palestra sotto il letto. Dentro lo spogliatoio, fra le pieghe di un gruppo che sta volando, quella contro la Roma è ritenuta la partita della svolta. Interna, emotiva, anche tecnica.
Il tifoso, ma non solo lui, sta osservando il calendario. Non si pensa più alla catena di infortuni, gravi o meno gravi, che hanno privato Pisacane di uomini-chiave. No, si pensa alla prossima, all’avversario da attaccare: la Roma all’Olimpico, da dove uscire indenni, poi Lecce e Lazio alla Unipol Domus, che è sempre troppo piccola. E adesso? Adesso si balla.
Enrico Pilia