Aspettando il presidente: l’intervento del 10 febbraio
Di Salvatore CubedduSabato è atteso a Nuoro il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per festeggiare il centenario del premio Nobel a Grazia Deledda, prima donna in Italia a riceverlo. Una grande scrittrice della Sardegna, che i sardi di oggi vanno incontrando volentieri su queste pagine, e, attraverso la quale, la sua città rinnova identificazione ed orgoglio.
E c’è dell’altro, che preoccupa tutti, inevitabilmente anticipato al presidente dalla autorità locali (Comune, Chiesa e politica) e regionali: l’arrivo in città del gotha della delinquenza italiana, con la trasformazione del carcere di Badu ’e Carros in fortezza inaccessibile ai sardi e a nessun cittadino che non siano i parenti in libertà di questi galantuomini. Nuoro ha presente altre priorità, quella dell’Einstein Telescope come principale, sul quale spera ben altro futuro. Ma sono tutte le catastrofi che incombono sull’Isola – quello della speculazione energetica in primis - a entrare necessariamente in questa visita in Sardegna della figura istituzionale più importante e stimata tra gli italiani e, con essi, dai sardi.
Andiamo con ordine. Il carcere di Nuoro avrebbe questa particolarità, rispetto al Bancali di Sassari e al carcere di Uta nei pressi di Cagliari: la destinazione esclusiva per questi personaggi. Ma Badu ’e Carros non è un carcere qualsiasi, e non solo per il fatto che ogni carcere, in ogni Paese, è un luogo in cui a qualsiasi cittadino può capitare di doverci fare i conti.
Che sia innocente o meno, responsabile o per accidente. Quel carcere è come Regina Coeli a Roma o San Vittore a Milano, Buoncammino a Cagliari, prima di Uta, dove invece, su più di cinquecento detenuti, il reparto per quelli in 41 bis ne conterrebbe “solo” un numero di 92. Diciamolo subito: perché tale sede concentrazionaria nella capitale della Barbagia? E sono così irredimibili – questi siciliani, calabresi, campani e pugliesi (soprattutto) – da doverli spostare in buona parte in Sardegna, con tutte le conseguenze, non solo sulla nostra autostima e per i pericoli di infettazione del territorio, ma anche di una possibilità di redenzione? Come la mettiamo con la missione della Chiesa per i carcerati e per tutta la giusta politica della nuova civiltà carceraria?
La risposta è pronta e subito ci arriva: questi non sono semplici individui, si tratta di società criminali, vanno rinchiusi in quanto tali, lontani dal vivere civile. Quindi: Sardegna uguale Cajenna? Si interrogano a Nuoro. Ci interroghiamo tutti i sardi. Ci compatiscono i visitatori. Con gli italiani che si guardano bene dal solidarizzare, visto che è a noi che tocca la malasorte, diminuendola per loro.
È qui che si impone la presenza del presidente della Repubblica Italiana. A noi va benissimo essere qui e quello che abbiamo e siamo, ma la nostra insularità risulterebbe una condanna per noi e una fortuna per altri. È l’insularità, con gli spazi vuoti, che ora è lì a giustificare la speculazione energetica (e che importa della bellezza dei paesaggi naturalistici e storici!). Sarebbe la miseria antica del Sulcis a trasformare l’unica fabbrica rimasta a Portovesme in una misteriosa azienda sperimentale della fusione del litio, con l’eliminazione degli sconosciuti residui nella gallerie minerarie. Ed è nei pressi dell’Ogliastra che incrocia la marina russa a minacciare, con il Salto di Quirra, le zone militari che il ministro della difesa italiano grida come irrinunciabili, confermando il 65% delle servitù a nostro svantaggio. Le nostre istituzioni vengono normalmente umiliate, nell’approvazione delle leggi come nella loro applicazione. Qualche prefetto con molto tempo a disposizione si occupa di mettere cappellini di plastica ai cavalieri più antichi e abili d’Italia, come ben si sa anche fuori dall’Isola.
Caro presidente, i nostri ricorsi a Roma si susseguono, quasi non c’è ministero governativo che non abbia la sua “vertenza Sardegna”. Nel duplice aspetto, legislativo e comportamentale. Non basta l’attenzione alla legislazione a noi sovente sfavorevole – pensi che non abbiamo neanche un parlamentare europeo, non abbiamo un politico ministro della Repubblica, la presidenza della commissione parlamentare per l’insularità è stata negata ai sardi – ma oramai c’è l’urgenza di un confronto politico-istituzionale sui rapporti complessivi e a tutti i livelli tra l’Italia e la Sardegna. Venga e si trattenga, per quello che può. Lei ha conosciuto e apprezza molti di noi. Noi stimiamo ed apprezziamo Lei, anche come nostro presidente. Benvenuto.
Salvatore Cubeddu