Da quando è scattata l’invasione russa dell’Ucraina, il 24 febbraio 2022, l’Europa convive con i fantasmi della guerra. Un conflitto che ha affievolito il sogno di pace del Vecchio Continente e che ormai va oltre i confini dei due paesi coinvolti per investire con attacchi subdoli altri Stati, in particolare quelli del blocco della Nato. Il generale Vincenzo Camporini, già capo di Stato maggiore della Difesa, valuta con preoccupazione gli ultimi sviluppi della crisi politico-militare che ha colpito il cuore dell’Europa. “È già in atto una guerra ibrida – spiega – visibile nei comunicati stampa simmetrici tra Mosca e l'Occidente e negli scontri verbali e mediatici. È la frontiera in cui si sta muovendo Vladimir Putin, che utilizza tutti gli strumenti disponibili, si pensi a quello che è successo a Lipsia, per far valere i suoi interessi e realizzare i suoi progetti espansionistici”.

La Russia sta attaccando l’Europa?

Il pericolo è molto serio. Mosca inonda i media, specialmente quelli simpatizzanti, con notizie che rappresentano una forma di aggressione, a cui si aggiungono le minacce agli equilibri interni dei singoli paesi e gli attacchi cyber alle strutture critiche come banche e ospedali.

C’è il rischio che Putin oltrepassi il limite e decida di attaccare in modo diretto i nemici occidentali?

Sono scettico sulla possibilità che l’attuale quadro degeneri in uno scontro armato diretto nei prossimi mesi, sebbene non lo si possa escludere per il futuro, dato che il disegno imperialista di Putin è a lunghissimo termine. La Russia resta un grande paese con ampie risorse, nonostante le difficoltà demografiche e la crisi della natalità.

Ma qual è la reale situazione di questa guerra?

Vincere una guerra significa conseguire i propri obiettivi e Putin non ha ancora raggiunto i suoi: un'Ucraina "bielorussizzata" come Stato satellite, un governo amico e forze armate ridotte a soli 80.000 uomini.

La Russia non riesce a realizzare i suoi programmi.

Lo zar mira all'annessione di territori che non ha ancora conquistato, pur avendoli già inseriti nella Costituzione russa. Al momento, Mosca non sta vincendo la guerra. L'Ucraina sta dimostrando una forte volontà di resistere, sostenuta dal popolo, non solo dai leader, una grande capacità tecnologica e l'abilità di adattare le tattiche ai nuovi sistemi d'arma. Anche se tutto questo non è ancora sufficiente a respingere totalmente i russi, l'iniziativa, in molti casi, è passata in mano ucraina.

Gli ucraini stanno colpendo la logistica russa anche in Crimea. Che cosa potrebbe accadere?

Un esempio cruciale è la Crimea, che viene rifornita attraverso il ponte di Kerch e la via terrestre lungo il Mar d'Azov. I nuovi droni ucraini stanno "strangolando" la penisola, trasformando la rotta terrestre in un "cimitero di camion" e automezzi colpiti in modo sistematico. Esiste il rischio concreto che la Crimea finisca sotto assedio.

Quali sono le prospettive di un conflitto che ha prodotto lutti e distruzione? La pace è un’opzione possibile in breve tempo?

Questa situazione potrebbe protrarsi ancora a lungo e non si prevedono cambiamenti significativi prima della fine dell'anno, con la speranza che qualcosa si muova nel 2027. Gli sforzi diplomatici, come la missione del cardinale Gallagher a Mosca, non hanno finora prodotto risultati concreti.

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È una guerra condotta con droni e nuovissimi sistemi di attacco.

Le forze armate europee e la Nato devono adeguarsi alle nuove realtà belliche. È una necessità di fronte a scenari militari profondamente mutati. Un'esercitazione Nato ha recentemente dimostrato come un'unità di droni ucraini sia stata in grado di sbaragliare un reggimento corazzato occidentale in un solo giorno. Questo non significa che i carri armati siano obsoleti, ma che devono evolversi integrando sistemi di difesa per resistere ai droni, come l'uso di reti protettive artigianali. È essenziale acquisire nuove capacità operative e tecnologiche senza però dimenticare le competenze del passato che potrebbero ancora essere utili.

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