«Non ho parole per commentare ciò che ha detto Ben Gvir nei confronti dell'Italia, dopo aver saputo di essere indagato dalla procura della Repubblica. Sono parole inaccettabili che rispediamo al mittente, non sono degne di un ministro». Antonio Tajani si scaglia, ancora una volta senza mezzi termini, contro il ministro di estrema destra israeliano con cui è ormai scontro aperto. Lo fa nel corso delle comunicazioni alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato per fare il punto sulle missioni internazionali. Nelle stesse ore sei Paesi occidentali - Francia, Regno Unito, Canada, Australia, Nuova Zelanda, Norvegia - inasprivano le loro sanzioni sui coloni violenti e su coloro che spingono le politiche degli insediamenti illegali in Cisgiordania: primo tra tutti il ministro Bezalel Smotrich, contro cui Parigi ha emesso un divieto di viaggio.

Mentre Londra ha chiesto alle aziende britanniche di non fare affari con le colonie. «Misure vergognose», ha tuonato in risposta il ministero degli Esteri israeliano, bollando i provvedimenti come un «tentativo di imporre una posizione politica riguardo al diritto degli ebrei di vivere nella Terra d'Israele». Da parte sua, Tajani ha assicurato in audizione che «gli insediamenti illegali in Cisgiordania e le violenze dei coloni sono inaccettabili» e che «l'Italia è stata tra i Paesi che hanno sostenuto fin dall'inizio le misure contro i coloni violenti adottate al Consiglio Affari Esteri dell'11 maggio». E riguardo alle parole di Ben Gvir, «l'Italia è un Paese amico di Israele che ha sempre difeso la libertà e la democrazia. Respingiamo al mittente qualsiasi offesa o tentativo di denigrare. Le parole di Ben Gvir dimostrano il livello politico e morale di questo signore», ha insistito, dopo che il ministro di Netanyahu ha criticato l'Italia definendola un «Paese dello stivale diventato il Paese delle ciabatte».

Il vicepremier ha quindi promesso che la battaglia a Bruxelles per le sanzioni europee contro il politico israeliano non si ferma: «Vedremo nei prossimi giorni se sarà possibile raggiungere un consenso in Europa, ma desidero rassicurare quest'aula sul fatto che continueremo ad insistere verso questo obiettivo». Secondo il titolare della Farnesina, «molti Paesi hanno accolto con favore la nostra proposta» di fronte agli «inaccettabili gli atti compiuti ai danni degli attivisti della Global Sumud Flotilla». E proprio sul tema della missione umanitaria per Gaza, il ministro ha assicurato che il governo sta «seguendo da vicino fin dal primo momento» la situazione dei nostri due connazionali detenuti a Bengasi. «Ho dato disposizione ai nostri rappresentanti diplomatici in Libia di rafforzare la pressione su tutti gli interlocutori locali per la loro rapida liberazione. Ci sono delle interlocuzioni in corso che hanno già portato a un miglioramento delle loro condizioni di detenzione». Il ministro ha spiegato che «non sono stati ancora formalizzati i capi di accusa nei loro confronti», mentre si attendono sviluppi di una nuova udienza di fronte al procuratore libico, attesa proprio nell'ultima giornata. Di fronte a deputati e senatori, Tajani ha quindi confermato le preoccupazioni per l'escalation nel Golfo.

E anche in Libano, sul quale intanto - ha ribadito - «stiamo analizzando la situazione su come meglio rispondere alle esigenze di sicurezza» al termine del mandato di Unifil a fine anno. Tema sul quale Crosetto ha riferito di aver «chiesto ai generali Abagnara e Portolano di fare una relazione tecnica sulle problematiche e su come potremmo affrontare il futuro: l'abbiamo spedita come contributo italiano alle Nazioni Unite in modo tale da poter costruire la base di una futura 'Unifil 2' o come sarà». Sull'Ucraina, Tajani ha ribadito che il futuro di Kiev è nell'Ue ma «senza creare disparità di trattamento» con i Balcani. E tornando a respingere le critiche dell'opposizione per la mancata presenza dell'Italia al vertice di Londra, il ministro ha confermato che prosegue l'impegno dell'Italia - anche con 40 milioni di euro per le infrastrutture energetiche - mentre l'accordo di pace tra Kiev e Mosca resta «lontanissimo». Uno stallo diplomatico mentre secondo le stime citate da Crosetto, il conflitto «potrebbe avvicinarsi ai due milioni tra morti e feriti entro la fine dell'anno». E ancor più preoccupante, permane una «minaccia atomica attuale» sull'Europa.

(Unioneonline)

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