«Vado al fronte e sono pronto a qualsiasi rappresaglia. Sono una persona onesta e perbene»: così Andriy Yermak, consigliere presidenziale e stretto alleato di Volodymyr Zelensky, al New York Post dopo le dimissioni. La decisione dopo la perquisizione del suo appartamento nell’ambito dell’inchiesta su uno scandalo corruzione da 100 milioni di euro.

«La mia dignità non è stata tutelata, nonostante sia a Kiev dal 24 febbraio 2022 – le sue parole – . Pertanto, non voglio creare problemi a Zelensky, vado al fronte».

Yermak si dice «disgustato» per le accuse che gli vengono rivolte, e «ancora più disgustato dalla mancanza di sostegno da parte di coloro che conoscono la verità».

Secondo Axios, Yermak doveva recarsi oggi «a Miami per colloqui con la squadra del presidente Trump sul piano di pace». Yermak, insieme ad alcuni consiglieri di Zelensky, avrebbe dovuto «tenere negoziati con il genero del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, Jared Kushner, e l'inviato speciale Steve Witkoff». L'obiettivo, secondo Axios, era «finalizzare l'intesa tra Stati Uniti e Ucraina prima che Witkoff e Kushner si recassero a Mosca per incontrare il presidente russo Vladimir Putin».

Ieri, gli investigatori hanno effettuato perquisizioni nell'ufficio del consigliere presidenziale e nella sua abitazione nell'ambito di un'indagine più ampia sullo scandalo delle tangenti sull'energia nucleare, presumibilmente gestito da un collaboratore del presidente ucraino fuggito dal Paese.

(Unioneonline/v.l.)

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