In aula anche il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano che ha sottolineato "l'importanza della presenza del Governo accanto ai tanti commercianti che hanno denunciato" e il commissario nazionale antiracket Giosuè Marino che, per la prima volta, chiederà di costituirsi parte civile. Chiederanno di partecipare al processo anche le associazioni di categoria, Sos Impresa, la Federazione italiana antiracket e il Comitato Addiopizzo, e la provincia di Palermo. Alla sbarra, tra gli altri, ci sono i boss Salvatore, Sandro e Calogero Lo Piccolo, collegati in videoconferenza dal carcere e i capimafia dei clan Partanna Mondello e Tommaso Natale.

ANTIRACKET E COMUNE PARTE CIVILE. "Nonostante sul piano della repressione del fenomeno delle estorsioni si siano realizzati successi importanti, c'è ancora molto da fare. Mi auguro che l'esempio dei commercianti che hanno denunciato serva a trascinare gli altri operatori economici". Lo ha detto, entrando nell'aula bunker dell'Ucciardone di Palermo, dove si svolge l'udienza preliminare a 76 tra estortori e favoreggiatori dei clan mafiosi palermitani, il commissario nazionale antiracket Giosuè Marino. L'ufficio del commissario, per la prima volta, chiederà di costituirsi parte civile in un processo al racket delle estorsioni. Chiederà di costituirsi anche il comune di Palermo. Ieri i ragazzi del comitato Addio Pizzo avevano sollecitato la presenza del sindaco di Palermo, Diego Cammarata, in aula come "gesto simbolico a dimostrazione della vicinanza dell'amministrazione alle vittime delle estorsioni".
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