Se si dovesse definire la politica estera di Donald Trump, molto probabilmente ci si troverebbe nell’imbarazzo di dover individuare una linea direttrice univoca e sufficientemente logica da poter lasciar immaginare un Progetto di fondo. Se durante tutto il periodo della campagna elettorale che aveva preceduto il suo secondo mandato elettorale il Presidente Americano, presentandosi quale Uomo di Pace, aveva privilegiato una narrazione finalisticamente diretta a sostenere la impellente esigenza di porre fine ai principali conflitti internazionali in essere, di evitarne l’avvio di nuovi, rafforzando nel contempo la struttura militare dell’intero paese al solo più o meno dichiarato fine di diffondere un certo potenziale di deterrenza e riuscire a garantire per ciò stesso un inedito ordine internazionale idoneo a favorire la forte ripresa anche dell’economia statunitense sia pure attraverso la imposizione di Dazi, tuttavia, all’atto pratico, la situazione sembrerebbe apparire assai differente, specie in considerazione non solo delle crescenti difficoltà definitorie del conflitto russo-ucraino il quale, lungi dal rinvenire la sua definizione nel volgere di ventiquattro ore, tuttora persiste in tutta la sua intensità, ma anche dei risvolti recenti della vicenda venezuelana, che ha portato alla cattura del Presidente Maduro, e dei potenziali possibili analoghi epiloghi, sia pure perseguiti con modi differenti, in Groenlandia, Colombia, Cuba, Messico.

La percezione che sembrerebbe potersi ritrarre rispetto alle dinamiche della politica estera statunitense del Presidente Donald Trump, se così la volessimo definire, sembrerebbe quella di una azione fondamentalmente disinteressata, indifferente a voler essere precisi, a qualsiasi forma di condivisione o collaborazione strategica con il continente Europeo, considerato quasi alla stregua di una appendice lontana, anche al fine, quanto meno, di giungere a soluzioni in qualche modo concordate dirette soprattutto alla conservazione di un interesse comune sempre più difficile da percepire e financo da individuare. All’evidenza, la circostanza non sembrerebbe potersi trascurare, soprattutto laddove si voglia considerare che l’Unione Europea è a tutt’oggi ben lontana dal potersi ritenere una potenza militare malgrado gli sforzi intrapresi solo di recente per il cosiddetto riarmo non ancora difesa comune, e siffatta circostanza parrebbe esporla ad una condizione di debolezza geopolitica di non scarsa importanza. E benché possa apparire assai complicato ammetterlo, sembrerebbe dedursene la creazione, probabilmente voluta dal competitor americano (la formula dubitativa si impone) di una frattura, sia pure ancora sottile, di compromissione sul piano fiduciario tra lo storico alleato americano ed il Vecchio Continente. Con la conseguenza che a trarre diretto vantaggio dalla situazione che potrebbe venirsi a determinare potrebbero essere proprio Russia e Cina nel contesto di una triangolazione di sfere di interesse che potrebbe invero lasciare assai poco margine di iniziativa a qualunque altro potenziale competitor internazionale che non fosse altrettanto fortemente strutturato. L’inedita azione politica esterna di Donald Trump, in buona sostanza, rischia seriamente di compromettere la stabilità del Vecchio Continente non ancora federale anche in ragione del fatto che, allo stato, qualunque decisione (di opposizione se non di supina accettazione dell’operato americano) potrebbe comportare conseguenze di non facile immediata gestione e non sempre potrebbe essere unanimemente condivisa.

A chi gioverebbe mai un nuovo ordine internazionale basato su sfere di influenza piuttosto che su regole condivise di cui la stessa Unione Europea si è fatta garante nel tempo divenendo uno spazio di pace? Sembra essere giunto il tempo delle decisioni. Il contesto mondiale appare mutato in tutta la sua complessità e l’interesse da far valere non sembra essere condiviso sul piano di quelle che erano finora conosciute come le storiche alleanze. L’Unione Europea sembra ora essere chiamata ad una rivalutazione del proprio ruolo sul Mediterraneo.

Giuseppina Di Salvatore – Avvocato, Nuoro

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