Missili sulla base militare italiana di Al Salem, soldati nei bunker. Tajani: «Tutti incolumi»
Ore d’ansia anche per i soldati italiani in Medio Oriente. In Libano in corso lo spiegamento della Brigata SassariPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Ore di ansia anche per i mille militari italiani impegnati nel Golfo dopo l’attacco, nelle ultime ore, alla base di Al Salem, in Kuwait, raggiunta da un missile iraniano. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha chiarito subito che i nostri connazionali coinvolti sono “tutti incolumi”: i missili indirizzati contro la base sono stati “intercettati con successo” dalla contraerea del Paese. Nelle vicinanze di Al Salem sarebbero caduti “frammenti e detriti dell'operazione”.
Le attività di addestramento sono state interrotte e i soldati trasferiti nei bunker.
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Sono circa mille i militari del contingente italiano impegnati tra Iraq e Kuwait. Il cuore della presenza è diviso tra la base di Ali Al Salem, in Kuwait, e quella di Erbil, nel Kurdistan iracheno.
In Kuwait, dove sono piovuti i missili iraniani, opera soprattutto la componente aerea con droni per la sorveglianza e personale dell’Aeronautica impegnato in attività di supporto e coordinamento.
A Erbil invece molti i militari impegnati nella formazione delle forze di sicurezza locali.
Le missioni restano formalmente operative, ma tutte le attività non essenziali sono congelate. Al momento il contingente italiano non si muove. Non è prevista un’evacuazione e non sono in corso operazioni di trasferimento.
In Libano, dove Israele nelle ultime ore ha colpito alcune basi di Hezbollah, fedele alleato dell’Iran, sono dislocati poco più di mille militari italiani sotto la bandiera delle Nazioni Unite ed è in corso lo schieramento della Brigata Sassari che, dai primi di marzo, guiderà l’operazione Leonte sempre nell’ambito della missione Unifil, che deve vigilare sull’applicazione della Risoluzione 1701 dell’ONU, finalizzata a mantenere la pace e a garantire il supporto e la protezione alle popolazioni locali in un’area difficile e fortemente instabile a causa del conflitto tra Israele e Hezbollah.
(Unioneonline/v.l.)
