Noi eravamo lì. La giornata che ha cambiato il mondo nel racconto dei sardi che erano a New York l’11 settembre di 25 anni fa. Il ricordo di Francesca Argiolas, che si occupa di marketing e pubbliche relazioni nella cantina di famiglia a Serdiana dove è nato il Turriga: «Insieme a me c’erano tre collaboratori dell’azienda. Il nostro albergo era a ridosso del complesso del World Trade Center, avevamo una degustazione alle 11. Abbiamo deciso di fare un tour turistico nel cuore di Manhattan. Nella tv dell’albergo scorrevano le immagini della diretta della Cnn. Si vedeva una delle due torri in fiamme, non si capiva che cosa fosse successo».

Le sequenze di quella mattinata, istanti che restano nella memoria: «Abbiamo notato che tutti i negozi erano chiusi. Andate via, mettetevi in salvo, ci dicevano i rari passanti. Poi è scoppiato il caos. Auto con sirene spiegate, ambulanze, mezzi di soccorso in movimento. Una frenesia e un’apprensione che non è facile descrivere».

Il fumo

«Abbiano visto il fumo che si levava dalle torri. Immagini apocalittiche. Al ritorno in albergo abbiamo trovato persone disperate. Siamo rimasti isolati a Manhattan per tre giorni. Tutti i

ponti erano bloccati. Giornate di terrore. A ogni allarme bomba dovevamo scendere nei sotterranei dell’hotel». È arrivato finalmente il momento della partenza: «Dopo il decollo il nostro aereo è stato affiancato da due aerei per proteggerci. Ci hanno accompagnato per alcuni interminabili minuti».

Le fiamme

Paolo Ruffi, cagliaritano, ora vive e lavora tra Oregon e California nell’ambito del commercio dei vini. L’11 settembre si trovava a New York, testimone dell’attacco, senza precedenti, al cuore degli Stati Uniti: «Ero in autobus. Stavo raggiungendo il Rockfeller center dove aveva sede la società per la quale lavoravo. Un poliziotto, salito a bordo, ci ha detto di scendere dal mezzo e di tornare a casa. Ho deciso di procedere a piedi. Ho visto le fiamme che avvolgevano le Torri Gemelle. Quel disastro sfregiava uno spazio urbano che prima era stato un luogo dinamico, allegro, vitale. Da allora New York è cambiata profondamente. La città si è incupita».

Il caos

Nicoletta Serrenti aveva 22 anni, era al terzo anno di università e aveva raggiunto New York per un tirocinio di 6 mesi alle Nazioni Unite. Oggi lavora alla Nato a Bruxelles. «Quando il primo aereo colpì una delle Torri Gemelle, - rammenta- si parlò inizialmente di un aereo troppo basso in partenza dallo scalo “John Fitzgerald Kennedy” che aveva perso il controllo. Io ero per strada, diretta al lavoro. Quando l’altro aereo colpì la seconda torre, si senti un’esplosione fortissima, la terra ha tremato. Iniziò a circolare la parola “attacco terroristico”. C’era molta gente per strada che correva, gridava, ricordo che alcuni piangevano. La città era nel caos, le stazioni della metropolitana chiuse, i militari presidiavano le strade nel tentativo di dirigere la folla lontano da Downtown». I ricordi a 25 anni di distanza continuano ad avere contorni definiti. «Avvertivo sentimenti di incredulità, paura, e soprattutto incertezza. Si parlava di altri possibili obiettivi. All’epoca non c’erano gli smartphone, quindi cercavo di capire cosa realmente stesse succedendo dai discorsi concitati della gente per strada. Ma le notizie arrivavano frammentarie e confuse. Nel momento del crollo mi trovavo a distanza di sicurezza, ma chi ha avuto la fortuna di conoscere le Torri Gemelle ricorderà che erano visibili da tutta Manhattan. Ho visto la prima torre sgretolarsi su sé stessa, poi una nube densissima di fumo e calcinacci ha avvolto Downtown. Ricordo una folla di persone immobili a guardare, incapaci di credere ai propri occhi».

Il terrore

Filippo Lai, 47 anni, nato a Cagliari, ora manager nel campo della grande distribuzione, arrivò il 10 settembre, il giorno prima dell’apocalisse, ospite di un cugino che si era trasferito negli Stati Uniti. «Volevo guardarmi intorno e chissà, magari trovare un lavoro. Quella mattina mi trovavo a casa, nelle vicinanze delle sponde dell'Hudson. Sono salito sul terrazzo del condominio. Insieme agli altri coinquilini ho visto lo schianto del secondo aereo. Sembrava la scena di un film ma era tutto drammaticamente vero».

Massimiliano Rais

© Riproduzione riservata