Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane ha annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz e ha avvertito che qualsiasi transito attraverso il canale sarà soggetto a «misure severe».

Lo riportano i media di Stato iraniani, secondo cui il traffico marittimo «da e verso i porti degli alleati e dei sostenitori dei nemici israeliani-americani è vietato» attraverso qualsiasi corridoio e verso qualsiasi destinazione.

Questa mattina tre navi di diverse nazionalità sono state costrette a tornare indietro dopo gli avvertimenti.

La notizia arriva mentre Donald Trump oscilla tra le trattative e il possibile invio di altri 10mila soldati in Medio Oriente, opzione che secondo il Wall Street Journal il presidente Usa starebbe valutando. Militari che verrbbero dispiegati a ridosso dell’Iran e dell’isola di Kharg, importante snodo per l’esportazione di petrolio nel Golfo. Proprio a Kharg, secondo i media, l’Iran si starebbe preparando all’invasione Usa piazzando trappole e mine in tutta la zona.

I negoziati, indiretti, vanno avanti. Trump ieri ha esteso lo stop agli attacchi alle infrastrutture energetiche iraniane: «Su richiesta del governo iraniano, dichiaro che sospenderò la fase di distruzione delle infrastrutture energetiche per 10 giorni, fino a lunedì 6 aprile 2026 alle ore 20:00, ora della costa orientale. I colloqui sono in corso e, nonostante le dichiarazioni errate in senso contrario diffuse dai media che diffondono fake news e da altri, stanno procedendo molto bene», ha scritto su Truth il presidente Usa. È un ultimatum a Teheran, se non dovesse riaprire lo Stretto gli attacchi riprenderanno.

Teheran ha respinto la proposta statunitense in 15 punti per un accordo di pace e ne ha presentata una sua in cinque punti, irricevibile per gli Usa visto che non menziona né il programma nucleare né la produzione di missili balistici.

Queste le cinque richieste dell’Iran: stop «degli attacchi e degli assassinii mirati» da parte di Usa e Israele; garanzie contro futuri conflitti; pagamento dei danni di guerra; fine dei combattimenti su tutti i fronti, dunque anche in Palestina e in Libano; riconoscimento della sovranità iraniana su Hormuz.

(Unioneonline)

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