E’ scontro diretto sulla questione migranti tra Italia e Spagna prima, tra Spagna e Italia immediatamente dopo, ed ora tra Germania e Italia. Se Roma controlla Madrid sospendendo Schengen, allora Madrid controlla Roma imponendo a sua volta controlli alle Frontiere. Intanto, Berlino non sta a guardare, e decide di adottare lo stesso pugno duro con Roma: saranno rispediti in Italia i cosiddetti dublinanti, ossia i richiedenti asilo approdati nel territorio dello Stato e che hanno varcato i confini. Chi di sovranismo ferisce, di sovranismo perisce, e addirittura per determinazione di altro governo europeo definibile di centrodestra.

Il Governo Italiano di Giorgia Meloni probabilmente non ci aveva pensato: nel bene e nel male, le regole valgono per tutti. Insomma, tutti alleati (europei si intenda) ma con riserva. Al di là ed oltre ogni considerazione di carattere politico, occorrerebbe riflettere sulle conseguenze su larga scala dell’adozione di misure così stringenti. Nel senso che la sola “sparata” italiana (se si voglia consentire l’utilizzo di una espressione gergale) sembrerebbe lasciare il tempo che trova, trattandosi di misura limitatissima in termini di durata (in contrasto con la situazione di rischio concreto prospettato per giustificarla) e poco sostenibile nel tempo stante il suo effetto “boomerang” immediato. Ci sarebbe da chiedersi dove sia finita la “real politik”: quella politica fortemente ancorata al pragmatismo, all’interesse economico e sociale del Paese concreto e reale, quella politica che rifugge dalle vuote ideologie.

Dicendolo diversamente, e guardando con cinismo alla situazione generale venutasi a creare dal febbraio 2022 ad oggi, manca quel modo di fare politica interloquendo allo stesso modo sia con i potenziali alleati (non sempre tali) sia con chi proprio alleato non è, al fine specifico di concretizzare scelte votate alla convenienza e alla sicurezza anziché ad una etica relativamente re-interpretata. Ceuta e Hormuz, sebbene siano luoghi geograficamente lontani, sebbene siano espressione rispettivamente della pressione migratoria in Nord-Africa e della sicurezza energetica nel Golfo Persico, tuttavia sono il riflesso, entrambi, ed allo stesso modo, di una profonda crisi geopolitica generale in cui i “confini” e i “centri economici” di interesse assurgono a strumenti di pressione di massa per la loro capacità di incidere nella gestione del quotidiano, sui costi dell’energia e dei carburanti, e sul carrello della spesa. Il tentativo di affermazione dei differenti sovranismi regionali a tutto discapito delle istituzioni multilaterali sembrerebbe rappresentare il vero pericolo reale, e solo ed unicamente questo tentativo di affermazione va combattuto con forza per affermare e confermare, anche nei confronti della Amministrazione Trump, la vigenza delle regole condivise del diritto internazionale. Lo Stretto di Hormuz, la contesa Stati Uniti – Iran, per intenderci, rappresenta in realtà l’epicentro dello scontro tra gli Stati Uniti di Donald Trump con la Cina di XI-Jin-Ping e la Russia di Vladimir Putin che, nella circostanza, sostengono l’Iran. L’Unione Europea, con tutti i suoi Paesi Membri, (apparentemente) priva nell’insieme e nelle sue singole componenti di lungimiranza strategica e relazionale, sembra difettare degli strumenti utili a contrastare la “esuberanza” (se si voglia accogliere l’espressione) dei competitor internazionali rischiando quasi l’implosione a colpi di infruttuoso sovranismo dei singoli governi nazionali che lo rivendicano.

Occorre decidere e occorre farlo velocemente. Se si vogliono gestire le crisi da protagonisti invece che subirle, occorre ritrovare lo spirito europeo delle origini. Le divisioni interne sono solamente un segnale di debolezza che non ci si può permettere.

Giuseppina Di Salvatore – Avvocato, Nuoro

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