Nella base di Naqoura a sud del Libano Diodato Abagnara, comandante Unifil, in queste ore è alle prese con i caschi blu della Brigata Sassari assieme alle “Laf” (le forze armate libanesi) per aiutare gli abitanti che intendono evacuare la città di Tiro, presa di mira dai militari israeliani dell'Idf per un'operazione che punta ad eliminare le sacche di resistenza di Hezbollah.

«La condizione in questa città riflette quella globale in tutto il sud del Paese ed è sicuramente una situazione volatile, abbiamo incrementato nuovamente le operazioni congiunte con le Laf per una de-escalation e stiamo effettuando pattugliamenti e controlli», spiega Abagnara, che nei giorni scorsi ha anche stilato una relazione tecnica per descrivere le problematiche e le ipotesi su come poter affrontare il futuro: il documento è stato spedito come contributo italiano alle Nazioni Unite in modo tale da poter costruire la base di una futura missione Onu o di altro tipo.

«La cosa importante è evitare che ci sia un 'vacuum' in termini di sicurezza a Sud - dice il generale - . Le forze internazionali devono avere la capacità di svolgere il proprio mandato in sicurezza e, vista la perfetta interrelazione tra l'Italia e il Libano, laddove ci fosse una nuova missione internazionale secondo me il primo aspetto sarà di avere obiettivi chiari e regole di ingaggio per un mandato che preveda il supporto delle forze armate libanesi (Laf). Unifil è l'unica forza di monitoraggio e supporto e, anche al termine di questa missione, lasciare il supporto delle Laf comporterebbe gravi rischi per la stabilità regionale. In questo momento siamo anche l'unica forza che potrebbe - eventualmente con nuove regole in una nuova missione, se sarà decisa - supportare attivamente le Laf, almeno fino a quando avranno tutte le capacità per fronteggiare ogni tipo di necessità sul terreno».

Il comandante spiega: «Oggi abbiamo meno aspetti operativi. Qualora si decida per una nuova missione, bisognerebbe comunque modificare le regole di ingaggio. Una decisione da portare avanti eventualmente sotto l'egida di un mandato ben definito. Il mio parere personale è la necessità di creare una capacità di forze sul terreno attraverso un link diretto con le forze armate libanesi in termini di attività, per fargli prendere il controllo del territorio», riflette ancora Abagnara a proposito di una possibile futura missione, che molto probabilmente non vedrà la luce prima del 2027, dopo la scadenza dell'attuale Unifil, prevista al momento fino al prossimo 31 dicembre.

Attualmente a Sud le forze libanesi contano circa diecimila unità mentre sono ottomila i caschi blu e soltanto sulla blue line - la linea di confine con Israele - ci sono ancora ventimila civili tra cristiani, drusi, sciiti e sunniti, che necessitano di supporto continuo. Includendo Tiro e le altre città meridionali si arriva a centomila persone. E il presente? «In questa fase sono aumentati gli attacchi di Hezbollah con i droni a fibra ottica verso le basi dell'Idf e gli scontri non sono più ravvicinati come prima. Questo vuol dire che tecnicamente sul terreno non c'è un'avanzata massiccia dell'Idf, anche se non c'è alcun arretramento». Almeno per il momento sembrano alle spalle quei tentativi di intimidazione contro i caschi blu, che hanno visto protagonisti in alcuni casi anche i militari italiani: «Accade perché ci ritroviamo tra le due parti, ma - precisa Abagnara - posso assicurare che quegli episodi sono stati perseguiti dall'Idf e sono stati presi provvedimenti. L'imparzialità di Unifil è pienamente riconosciuta».

(Unioneonline)

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