Due persone sono state arrestate a Roma dai carabinieri del Ros per spionaggio e accesso abusivo a sistemi informatici. Sono accusate di aver svolto attività di spionaggio in cambio di soldi per un agente dei servizi di intelligence russi, che in Italia è coperto da immunità diplomatica.

I due arrestati sono entrambi ex 007 in pensione, il principale indagato è un 59enne ex membro dell’intelligence italiana e già sottoufficiale dell’Arma dei carabinieri. Per tutti e due sono stati disposti i domiciliari.

Oltre ai due arrestati, ci sono altri cinque indagati coinvolti nell'inchiesta: quattro di loro sono militari, sono indagati per procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, spionaggio politico o militare, rivelazione di segreti di Stato, rivelazione di notizie di cui sia stata vietata la divulgazione.

L'attività investigativa del Raggruppamento operativo speciale dei carabinieri è stata avviata nel maggio del 2025 e ha dato origine a due procedimenti penali, rispettivamente instaurati presso la Procura ordinaria e militare di Roma.

Durante le indagini sono stati svolti servizi di osservazione, controllo, pedinamento e perquisizioni, anche informatiche.

Il 59enne arrestato, principale indagato, avrebbe avuto con l’agente russo numerose interlocuzioni. Durante le conversazioni, il russo faceva le richieste mentre l'altro, dietro compenso in denaro, forniva le informazioni richieste, che aveva acquisito attraverso le sue fonti, tra cui quattro militari in servizio impiegati in incarichi connotati da un alto grado di riservatezza. Nel corso delle perquisizioni sono stati trovati e sequestrati circa 20mila euro in contanti.

I due arrestati hanno lasciato l’intelligence rispettivamente nel 2012 e nel 2013. Ed è stata l'Aisi - a quanto si apprende - a far partire l'attività investigativa l'anno scorso dopo aver scoperto che i russi erano riusciti a reclutare un ex agente italiano che veniva pagato per ottenere informazioni classificate sulla produzione industriale italiana nel campo della difesa. Si è trattata dunque di un'operazione di controspionaggio da parte dell'intelligence.

Il ministro della Difesa Guido Crosetto: «Non può esserci alcuna tolleranza, a maggior ragione quando sono coinvolti soggetti con ruoli di responsabilità, nei confronti di chi compromette o mette a rischio la sicurezza della Repubblica. La tutela della sicurezza nazionale, delle informazioni classificate e delle istituzioni rappresenta un interesse primario dello Stato e non ammette alcuna forma di cedimento. La Difesa adotterà ogni ulteriore iniziativa per salvaguardare l'integrità delle proprie strutture».

(Unioneonline)

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