Si infiamma nuovamente la polemica fra governo e Regione Lombardia, questa volta sulla mancata istituzione - tra il 3 e il 9 marzo scorso - di una zona rossa nella provincia di Bergamo, tra Alzano e Nembro, quando i numeri del contagio (partito dall'ospedale di Alzano da quanto ricostruito finora) erano già molto alti rispetto ad altre zone della Lombardia.

"Se la Lombardia avesse voluto - attacca il premier Giuseppe Conte - avrebbe potuto fare di Alzano e Nembro zona rossa" visto che "le Regioni non sono mai state esautorate del potere di adottare ordinanze contingibili e urgenti".

La Regione Lombardia, la replica in una nota, aveva chiesto già il 3 marzo la zona rossa nella Bergamasca ma il governo con il decreto dell'8 marzo ha fatto diventare zona rossa tutta la Lombardia, quindi "forse su Alzano si sarebbe potuto fare qualcosa di più rigoroso, ma dopo che era stata istituita una zona rossa noi non avevamo neanche da un punto di vista giuridico la possibilità di intervenire", ha detto il governatore Attilio Fontana.

"Io non ritengo che ci siano delle colpe in questa situazione", ha aggiunto: "Ammesso che ci sia una colpa, la colpa eventualmente è di entrambi".

Un botta e risposta nel quale il premier è tornato in serata, dopo il Cdm, per precisare di non aver voluto "fare polemica" o "ricercare le responsabilità di altri. Ho bisogno della collaborazione di tutti, governatori e sindaci. Mi è stato chiesto se il governatore della Lombardia poteva assumere ordinanze più restrittive e abbiamo risposto che non abbiamo impedito di farlo, altri governatori lo hanno fatto. Ma non voglio imputare o scaricare responsabilità. Abbiamo sbagliato o fatto bene? Noi riteniamo di aver agito in scienza e coscienza e ce ne assumiamo tutta la responsabilità. Ci sarà poi il tempo per giudicare e io non mi sottrarrò".

IL SINDACO DI ALZANO: "UN'ECATOMBE" - Da Alzano intanto, con Nembro il comune che sta pagando un prezzo altissimo nell'emergenza, si leva l'urlo del sindaco Camillo Bertocchi: "Molta gente è morta e molti amici sono mancati in pochi giorni quindi sì: è stata un'ecatombe. Spero che chi di dovere esamini tutti i fatti occorsi e riesca ad individuare - qualora vi fossero - i responsabili di queste morti".

La decisione avrebbe bloccato un distretto industriale di 376 aziende per complessivi 850 milioni di euro annuali di fatturato: "Sulla volontà di far prevalere interessi economici posso solo dire che mi auguro non vi sia stata una tale forma di egoismo, pur restando tutti consapevoli delle probabili pesanti ripercussioni economiche di questo frangente. In tutta onestà non ho, però, mai avuto notizia o sentore che qualcuno avesse fatto pressioni per salvaguardare interessi economici a scapito di vite umane".

(Unioneonline/D)
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