L'aeroporto di Brindisi senza carburante per gli aerei almeno fino alle 12 di domani 7 aprile. Lo si legge sui nuovi Notam, i bollettini aeronautici, emessi nelle ultime ore.

Il carburante nello scalo pugliese non è disponibile, si legge nell’avviso. Le compagnie sono pregate «di calcolare la quantità di carburante sufficiente dall’aeroporto precedente per le tratte di volo successive». Essendo le disponibilità «limitate», il cherosene è concesso solo per voli statali, ospedalieri e di ricerca e soccorso. 

Inoltre, altri due aeroporti segnalano quantità limitate di carburante e dispongono alcune restrizioni. Sono quelli di Reggio Calabria, dove è stata introdotta una quota massima di rifornimento, e Pescara, dove è disponibile solo un’autocisterna da 20mila litri.

Questi due scali si aggiungono a quelli di Milano Linate, Venezia, Treviso e Bologna, dove è stata segnalata nei giorni scorsi disponibilità limitata di carburante sino al 9 aprile e sono state introdotte limitazioni per i voli di linea di durata inferiore alle tre ore.

Sono i primi effetti sul trasporto aereo della chiusura dello Stretto di Hormuz e della conseguente carenza di carburante. E potrebbero essere solo l’antipasto di quello che ci aspetta nei prossimi mesi in caso di chiusura prolungata di uno snodo cruciale per il trasporto via mare del petrolio.

Ryanair, compagnia che detiene la maggior quota del traffico passeggeri in Sardegna, ha segnalato disponibilità di carburante sino a metà/fine maggio. Il Ceo Michael O’Leary ha detto che la low cost irlandese potrebbe essere costretta a cancellare tra il 5 e il 10% dei voli a maggio, giugno e luglio, se lo Stretto dovesse restare chiuso.

Anche Lufthansa ha segnalato, sia pur con toni più sfumati, delle criticità nel medio termine e problemi che già si registrano in alcuni aeroporti asiatici. E simili preoccupazioni sono state espresse dai vertici di Air France-Klm e International Airlines Group, che include British Airways e Iberia.

(Unioneonline)

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