«La Regione traduca l’allarme della Cna in impegni nella prossima programmazione. Servono lavoro stabile, salari adeguati e servizi. Una Sardegna che perde popolazione in età lavorativa rischia di perdere capacità produttiva, competenze e servizi. L’allarme lanciato dal Centro Studi deve diventare una priorità della programmazione regionale».

Così la segretaria generale della Uil Sardegna Fulvia Murru sull’allarme lanciato da Cna sull’occupazione nell’Isola.

Secondo l’analisi, entro il 2054 la popolazione sarda tra i 20 e i 64 anni potrebbe passare da 907.600 a circa 542.000 persone, con una contrazione del 40,3%. Nello scenario che mantiene gli attuali parametri del mercato del lavoro, la perdita arriverebbe a 219mila occupati potenziali.

Particolarmente preoccupante è la previsione relativa ai giovani: la fascia tra i 20 e i 24 anni potrebbe ridursi del 54%, indebolendo profondamente il ricambio generazionale. Si tratta di proiezioni condizionate dalle ipotesi dello studio, che indicano la dimensione del rischio da affrontare.

«Non possiamo aspettare il 2054 per intervenire – sostiene il sindacato -. Quando un giovane parte perché trova soltanto contratti brevi, poche ore di lavoro e retribuzioni insufficienti, la Sardegna perde anche una parte del proprio futuro. E quando una famiglia lascia un paese perché mancano scuola, assistenza sanitaria o collegamenti, lo spopolamento diventa un processo che si alimenta da solo. I segnali positivi dell’occupazione vanno riconosciuti». 

La qualità del lavoro resta decisiva: lo studio CNA segnala un’incidenza del part-time del 24%, un part-time involontario del 12,4% e una quota di giovani Neet del 19%. «Sono indicatori che richiedono risposte precise – precisa Murru -: aumentare l’occupazione deve significare anche consentire alle persone di vivere del proprio lavoro e progettare il futuro».

Per la Uil  Sardegna «la prossima manovra regionale deve prevedere una strategia integrata, con risorse identificabili, tempi di attuazione e risultati verificabili. Gli incentivi alle imprese devono premiare occupazione stabile, applicazione dei contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni rappresentative, sicurezza e formazione».

(Unioneonline/A.D.)

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