«Dove può arrivare il grado di disperazione di una persona privata della libertà? La politica si interroghi». Così Irene Testa, garante delle persone private della libertà della regione Sardegna, dopo la morte di un detenuto nel carcere di Bancali nell’incendio da lui stesso appiccato in una cella del reparto ospedaliero del penitenziario sassarese nella notte tra giovedì e venerdì. 

«La morte avvenuta nel carcere di Bancali ci pone davanti a questa domanda, prima ancora che alle responsabilità che saranno accertate dagli organi competenti», afferma Testa in una nota. Aggiungendo: «Se le prime ricostruzioni saranno confermate, ci troveremmo di fronte al gesto estremo di una persona che ha preferito morire tra le fiamme piuttosto che continuare a vivere la propria condizione. È un interrogativo che riguarda tutti noi e che nessuna società civile può permettersi di ignorare».
«Ogni morte in carcere – prosegue la Garante – è una sconfitta dello Stato. Occorre chiedersi quali condizioni materiali, psicologiche e sanitarie possano condurre una persona a una simile disperazione. Il carcere non può diventare un luogo in cui la sofferenza annienta la speranza. Nelle prossime ore cercherò di capire meglio cosa è accaduto. Ma quante altre tragedie dovranno verificarsi prima che la tutela della dignità e della vita delle persone detenute diventi una priorità?», conclude Testa.

(Unioneonline)

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