«Adesso è il momento di ritrovare l’unità. L’Ateneo di Sassari ha bisogno di riscoprire il fatto di essere una comunità». Sono state le prime parole, pronunciate ieri in Aula Magna da Omar Chessa, eletto rettore per il sessennio 2026-32 grazie a 364 voti, superando i 312 di Francesco Morandi, ordinario di Diritto del Turismo e Navigazione. L’ordinario di Diritto Costituzionale si è soffermato subito sulle discontinuità con il Magnifico uscente, Gavino Mariotti, investito nel 2020.

«Intanto quelle importanti che riguardano le linee generali di indirizzo politico dell’Ateneo», ha affermato. L’altro tema riguarda il progetto dell’università di Olbia, sostenuto da Mariotti, e per cui la Regione sta investendo 45 milioni di euro nel Dipartimento di Innovazione per i prossimi 15 anni. «Porteremo il problema all’attenzione degli organi accademici - così il docente - e faremo una valutazione attenta delle risorse che sono destinate. Penso che debba essere ripensato ma senza buttare via il bambino insieme all’acqua sporca».

Ha aggiunto poi altre priorità a breve termine, improrogabili: «Dobbiamo dare un’opportunità ai tanti ricercatori che aspettano un concorso per diventare professori universitari. Saranno anni difficili», ha continuato rimarcando che: «i problemi della Sardegna si riflettono su questa università. In primo luogo lo spopolamento demografico, poi le risorse, e il basso tasso di scolarizzazione. Tutti fattori che non ci aiutano nella competizione nazionale tra atenei». Poi la conclusione, che riguarda la sua università: «Va ricostituito il senso di libertà che è l’essenza stessa di un ateneo. Sarò il rettore di tutti perché le divisioni, così come le fazioni, non portano da nessuna parte».

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