«Questo processo non doveva neppure iniziare». Scontro, oggi in tribunale a Sassari, sulla vicenda che vede imputate nove persone, e tra queste Tonino Becciu, fratello del cardinale Angelo, e Corrado Melis, vescovo di Ozieri. Accusati, con altri quattro, di aver stornato, dal 2013 al 2016, i fondi dell'8 x mille, dalla diocesi ozierese alla cooperativa Spes, di cui è presidente Tonino.

Gli avvocati degli imputati, Ivano Iai e Antonello Patané, hanno presentato una memoria che, a loro parere, potrebbe mettere la parola fine al dibattimento. Si fa riferimento alla sentenza della Cassazione dello scorso 26 agosto dove le Sezioni Unite si sono espresse sulla eventuale qualifica dei vescovi come pubblici ufficiali nel nostro ordinamento per la spendita dei fondi dell’8 x mille e, di conseguenza, se le diocesi siano pubbliche amministrazioni.

E si sono pronunciate pure se, su peculato e altri reati, vi sia o meno un difetto di giurisdizione dei tribunali italiani in merito agli affari della chiesa cattolica. «La Corte ha detto che la potestà giurisdizionale dello Stato è esclusa. Quindi i vescovi non sono pubblici ufficiali - sintetizza quanto stabilito dalla Cassazione Iai - e devono rispondere solo alla chiesa cattolica, e non allo Stato italiano. Il difetto di giurisdizione si estende a tutta la potestà giurisdizionale dello Stato, non solo a quella contabile, ma anche alla civile, amministrativa, penale. Si estende anche a questo tribunale e noi abbiamo chiesto la pronuncia di non doversi procedere per difetto di giurisdizione».

«Questo significa- aggiunge- che il processo non doveva neppure iniziare, non doveva nemmeno essere iscritto, che non si dovevano fare indagini, né che ci doveva essere un rinvio a giudizio, e neppure che venissero escussi testimoni, come è successo».

Il pm Gianni Caria ha chiesto una pausa di riflessione e il collegio, oggi presieduto da Monia Adami e che dovrebbe essere rimodulato a breve, ha rinviato per la prossima udienza di febbraio. «Auspichiamo la chiusura tombale di una vicenda che ha creato solo dolore al territorio, oltre che al vescovo, ai sacerdoti e ai laici coinvolti», conclude Iai.

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