Lo scalo del Nord Ovest affonda nella burocrazia: Mulas chiama il territorio
Incontro a Cagliari con la presidente della Regione, Alessandra ToddePer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Il porto che non decolla con progetti oscurati dalla burocrazia che non permette di vederne le fattezze e l’Antemurale di Ponente, l’opera strategica dello scalo turritano da 30 milioni di euro, che rischia di non partire.
L’incontro politico a Cagliari tra la presidente Alessandra Todde e il sindaco di Porto Torres, Massimo Mulas, è cominciato dal tema della portualità ed ha attraversato le criticità dell’area industriale, del Parco nazionale dell’Asinara, dell’energia, dei trasporti, e del parco archeologico. Un confronto per fare il punto sulle vertenze del nord ovest che partono da Porto Torres ma che assumono un respiro territoriale.
«Quasi due ore di colloquio per illustrare i vari dossier in cui la Regione Sardegna, insieme all’Autorità di sistema portuale, si pongono nella migliore disponibilità per dare gambe alle azioni necessarie a rendere il secondo porto della Sardegna operativo e funzionale», riferisce il sindaco all’aula del consiglio comunale. Questioni che coinvolgono altri enti, interventi che non dipendono dall’amministrazione comunale. Questa la nota dolente. «L’obiettivo potrebbe essere quello di un Protocollo d'intesa specifico con la Regione che coinvolga altri enti e soggetti della vertenza nord ovest per far diventare Porto Torres ciò che è, ovvero un polo strategico», sottolinea il primo cittadino, «facendo presente al Ministero delle Infrastrutture e Trasporti quelle che sono le potenzialità dello scalo portuale. Uno scalo che potrebbe essere efficientato con azioni da valutare insieme alla Port Authority e al Mit stesso, che possano permettere al porto di partire in tempi brevi, con la rimozione dello scoglio sul bacino storico, che preclude l’utilizzo appieno della banchina degli Alti Fondali, con la risega dell’attracco sul molo di Ponente che impedisce l’opportunità di utilizzare tre attracchi al posto di due».
Il primo passo sarà la convocazione del consiglio comunale aperto dove verranno coinvolte le municipalità di Alghero e Sassari, e insieme il Tips, la Rete Metropolita e la Provincia. Una proposta partita dal consigliere Antonello Cabitta. Con la governatrice si è entrati nel merito delle azioni di rilancio del porto, cercando di avviare più celermente gli incontri con il Ministero delle infrastrutture e la Port Authority «per cercare di capire e rimuovere gli ostacoli, portando a casa un risultato in grado di sbloccare il porto e renderlo funzionale. Esistono delle criticità rispetto ad una serie di azioni poste in essere dal Ministero competente - prosegue - con tutte le prescrizioni che hanno portato all’allungamento dei tempi sull’Antemurale e al blocco della partenza di un’opera che attendiamo da troppo tempo, che rischia di essere vecchia e di non partire perché, dopo anni, abbiamo subito un insieme di regole che di fatto ci hanno impedito di mettere a regime il nostro porto».
Intanto annuncia che nell’area portuale arriveranno le strade ferrate così da poter ridurre lo sforzo su gommato. C'è pure il problema della viabilità. Ma è necessario fare fronte comune. È l’allarme del sindaco. Vi è la possibilità di ospitare un Hub energetico nel polo industriale che avrebbe difficoltà a reggersi con l’energia prodotta solo dalle rinnovabili. «Dunque si deve procedere con la rimodulazione dell’intero bacino industriale, molto ampio, che prevede delle banchine importanti così come i fondali». Un piano già programmato preliminarmente con il Consorzio industriale di Sassari. «Siamo consapevoli che c’è un sito idoneo già andato in saturazione rispetto alla programmazione degli insediamenti di impianti fotovoltaici ed eolici, quindi non è proprio un’area che possa ricevere ulteriori sforzi». Mancano anche gli step del progetto di Chimica Verde, il piano del rigassificatore Fsru. «Che si chiarisca ciò che non è fattibile e ciò che è realizzabile, ci vuole coraggio a metterlo sul tavolo», aggiunge Mulas, «
per questo abbiamo parlato della possibilità di interloquire con gli attori principali del governo italiano, perché noi rientriamo in quel piano strategico nazionale, ma vogliamo capire in quale modalità». Parco nazionale dell’Asinara. «I beni immobili dell’isola sono quasi totalmente di proprietà della Regione, ma la gestione va riprogrammata, per favorire lo sviluppo e portate future opportunità di residenza. Questo può farlo la Regione in sinergia con Ente Parco, Comunità del Parco che verrà convocata a breve per dare avvio al Piano del parco e per il rilancio delle attività da svolgere in quella parte di territorio». Da riprogrammare anche i trasporti e i collegamenti con l’Asinara, la sicurezza degli approdi per incrementare il numero degli attracchi. Sul tavolo della Regione anche i servizi idrici, l’energia elettrica dell’isola. E ancora il parco archeologico, dove la gestione è della Soprintendenza dei beni culturali, «con una città che sorge su altre strutture antiche che creano difficoltà per aprire e chiudere una strada».