Campi boe ad Alghero, Pais: «Balneazione consentita, ma solo 66 posti per 3000 barche»
Per il consigliere il nodo principale resta comunque irrisoltoPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Campi boe, scoppia la polemica. L'ordinanza della Capitaneria di Porto che disciplina navigazione, ormeggio e balneazione nei campi boe dell'Area marina protetta Capo Caccia-Isola Piana, secondo Michele Pais, consigliere della Lega, «evita il peggio, ma non può modificare l'assoluta illogicità della scelta politica di campi boe inutili e dannosi, nati solo per spendere milioni di euro pubblici».
La Capitaneria, con un'ordinanza, specifica che è permessa la balneazione a ridosso dell’imbarcazione, ma secondo il rappresentante dell’opposizione questo non risolve tutte le criticità. Pais esprime innanzitutto un ringraziamento ai vertici della Guardia Costiera, sottolineando come abbiano assunto «una responsabilità tutt'altro che scontata», consentendo, appunto, di fare il bagno nei campi boe attraverso una specifica disciplina. «Senza questa scelta sarebbe stato un autentico disastro – sostiene – perché il regime ordinario avrebbe comportato limitazioni ancora più rigide».
Per il consigliere il nodo principale resta comunque irrisolto. L'ordinanza conferma infatti il divieto di ancoraggio libero all'interno dei campi boe e stabilisce che ogni boa possa ospitare una sola imbarcazione. «Alcuni degli specchi acquei più frequentati della costa algherese vengono di fatto sottratti alla libera fruizione dei diportisti e riservati a sole 66 boe, a fronte di circa 3.000 tra natanti e imbarcazioni», sottolinea Pais, parlando di una evidente sproporzione tra gli spazi disponibili e le esigenze della nautica locale.
La proposta del consigliere della Lega è di utilizzare il modello della Costa Smeralda, con campi boe dedicati alla nautica di alta gamma e ai grandi yacht. «È quel segmento – sostiene – che genera occupazione qualificata, servizi e ricchezza. Ad Alghero, invece, si scoraggiano gli yacht e si penalizzano le piccole barche acquistate con i sacrifici di una vita. A questo punto – conclude Pais – si apre anche il tema del presunto sperpero di risorse pubbliche e del possibile danno erariale, del quale chiederemo conto agli organi del Parco».
