Immediate reazioni politiche dopo la decisione del Consiglio dei Ministri di impugnare la legge della Regione Sardegna numero 9 del 9 aprile scorso che prevede il salario minimo regionale e introduce una soglia minima di 9 euro per le retribuzioni nei contratti di appalto.

«La decisione del Governo di impugnare la legge regionale sul cosiddetto salario minimo certifica il fallimento politico della Giunta Todde e della sua maggioranza», attacca Michele Ennas, Segretario regionale della Lega. Aggiungendo: «Ancora una volta la Sardegna è stata usata come palcoscenico ideologico dei 5 stelle. Una norma venduta come conquista storica per i lavoratori sardi si rivela per ciò che era stato denunciato fin dall’inizio: una legge-bandiera, fragile, propagandistica e costruita più per i titoli sui giornali che per produrre effetti concreti».

«L’assessore Manca – prosegue Ennas - dovrebbe spiegare ai lavoratori sardi perché, invece di lavorare su misure concrete e giuridicamente solide, ha preferito sostenere una bandierina politica, senza preoccuparsi di costruire una norma capace di reggere sul piano costituzionale, trascinando la Sardegna nell’ennesima figuraccia istituzionale».

«Una vicenda – conclude Ennas – che conferma un problema più ampio: questa maggioranza non è in grado di affrontare con serietà alcun dossier. Dal lavoro alla sanità, dai trasporti allo sviluppo, dal rapporto con le imprese agli enti locali, ogni tema viene piegato alla logica della propaganda. Poi, però, arrivano i fatti, e i fatti raccontano l’inadeguatezza di una Giunta che governa a colpi di annunci».

Pronta la controreplica del Movimento 5 Stelle: ««Mentre il Governo inventa nuove formule per evitare di affrontare il tema dei salari bassi, getta la maschera e colpisce chi prova davvero a intervenire», dichiara il coordinatore regionale del Movimento 5 Stelle Sardegna Alessandro Solinas.
«La legge – afferma Solinas – garantisce che negli appalti pubblici regionali nessun lavoratore possa essere pagato meno di 9 euro lordi all’ora. Una misura contro il dumping salariale e contro la corsa al ribasso sulle retribuzioni. Non stiamo parlando di stipendi per dirigenti o professionisti, ma di una tutela concreta per migliaia di lavoratrici e lavoratori impiegati nei servizi, nelle pulizie, nell’assistenza, nelle manutenzioni e in molti altri settori legati agli appalti pubblici».
Per Solinas si tratta «dell’ennesimo intervento con cui il Governo sceglie di ostacolare le decisioni assunte dalla Sardegna».
«Non si possono calpestare in questo modo le scelte di una Regione autonoma. Ancora una volta assistiamo a un’imposizione dall’alto che colpisce una legge approvata per garantire maggiori diritti ai lavoratori».
«Continueremo – conclude Solinas – a difendere questa legge e le ragioni che l’hanno ispirata. Garantire salari dignitosi negli appalti pubblici è una scelta di giustizia sociale e di rispetto per il lavoro».

(Unioneonline)

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