Con i 41 bis a Uta in carcere è allarme sovraffollamento: «Gravi ritardi nelle cure dei detenuti»
La denuncia dell’associazione Socialismo diritti e riformePer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
«La sanità penitenziaria nella casa circondariale “Ettore Scalas” attraversa una crisi che non può più essere rinviata da tre mesi in tre mesi con provvedimenti tampone. I familiari dei detenuti lamentano gravi ritardi e carenze nella gestione delle patologie. L’arrivo dei detenuti della massima sicurezza a Uta impone una riorganizzazione immediata del sistema, senza più dilazioni».
Lo sostiene Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione Socialismo diritti riforme, facendosi carico del disagio espresso da diversi familiari di detenuti che – sostengono – non riescono a vedere garantito il diritto alle cure.
La crescita esponenziale di persone in carcere passate, da un giorno all’altro da 750 a 840, pone – osserva Caligaris – una serie di problemi che non possono essere ignorati. L’Istituto di Uta ha un alto indice di persone (donne e uomini) con seri problemi di salute. «Non si tratta solo dei tossicodipendenti in doppia diagnosi che già da soli coprono il 40% dei ristretti. Non si può dimenticare che ci sono persone con gravi disturbi della sfera psichica che riguardano la personalità (border line, psicotici, depressi, autolesionisti, ossessivi compulsivi, a rischio suicidario ecc.) ma anche con problematiche oncologiche, cardiache, della respirazione, obesità e anoressia. Un quadro, insomma, molto complesso in un carcere sovraffollato».
Da tempo l’associazione chiede una riorganizzazione della sanità penitenziaria «considerando che da 14 anni a questa parte, da quando è a carico del servizio sanitario regionale, non è stata fatta alcuna verifica sull’efficienza né alcun intervento migliorativo».
A Uta però «non è più possibile tergiversare sulla assistenza di base, sulla specialistica e sulla salute mentale. È fondamentale inoltre rivedere il rapporto con il Serd (Servizio dipendenze) anche perché proprio le dipendenze non sono solo da sostanze».
(Unioneonline/A.D.)
