L’arte di Zia Veronica, i sapori delle produzioni locali, la lingua sarda e il patrimonio storico del paese: successo per Colori e Radici che ha riunito, sabato 3 e domenica 4 ottobre, le diverse espressioni dell’identità di Zeddiani. Una manifestazione diffusa che ha messo in relazione vie, piazze, cantine e luoghi della cultura, costruendo un percorso attraverso la memoria e le risorse del territorio. L’edizione 2026 è stata un vero e proprio successo di pubblico e di partecipazione, superando i numeri delle passate edizioni. Il filo conduttore delle due giornate è stato il rapporto tra arte, sviluppo e tradizione. Mostre, laboratori, degustazioni, passeggiate e spettacoli hanno dato forma a un racconto del paese nel quale il patrimonio artistico ha dialogato con la cultura contadina, i saperi artigianali e le produzioni agroalimentari.

«Colori e Radici - dichiara l’assessora alla Cultura del Comune di Zeddiani Cristina Dessi - è un evento che ha saputo raccontare il nostro paese attraverso un programma che ha messo in relazione il patrimonio artistico, il paesaggio rurale e le tradizioni della nostra comunità. Il filo conduttore è stato il legame tra ciò che abbiamo ereditato e ciò che possiamo trasmettere, coinvolgendo adulti e bambini in esperienze di conoscenza e condivisione. L’arte di Zia Veronica - continua Dessi - ha avuto un ruolo centrale: l’estemporanea dedicata al ciclo dell’uva, le mostre diffuse e le visite alla collezione civica esposta al Montegranatico e alla sua Via Crucis nella Chiesa della Madonna delle Grazie hanno permesso di riscoprire il rapporto profondo tra l’artista e il paese. Portare l’arte nelle strade e nelle piazze, accanto alle opere di artisti e artigiani locali, significa rendere questo patrimonio accessibile e parte della vita della comunità. È questo il senso del progetto: far conoscere Zeddiani attraverso le sue risorse e rafforzare la consapevolezza del loro valore culturale».

«Abbiamo voluto mostrare a tutti quello che, qui a Zeddiani, è il significato vero dell’ospitalità: non soltanto accogliere qualcuno, ma farlo sentire a casa - dichiara invece il direttore artistico dell’evento Alessandra Fanari - Donare il proprio tempo, le proprie tradizioni, i propri sapori, le proprie storie. Aprire una porta e, per un momento, anche il proprio cuore». 

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