Oristano, il museo diocesano saluta la storica direttrice Silvia Oppo
L’arcivescovo Roberto Carboni la chiamerà ad assumere un altro importante incaricoPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Al museo diocesano Arborense è tempo di saluti. Il 30 settembre 2026 si concluderà l’incarico dell’architetto Silvia Oppo. Dal 1° ottobre non ricoprirà più il ruolo di direttrice: l’Arcivescovo mons. Roberto Carboni, infatti, la chiamerà ad
assumere un altro importante incarico sempre in ambito diocesano.
Silvia Oppo ha contribuito fin dall’origine all’ideazione, alla progettazione e all’allestimento del Museo, inaugurato nel 2016, assumendone la direzione nel 2017. Nel corso di questi anni ne ha guidato la crescita e il consolidamento, contribuendo a definirne l’identità quale spazio aperto e per la comunità, e come luogo di tutela e valorizzazione del patrimonio storico-artistico dell’Arcidiocesi. Sotto la sua direzione il Museo ha sviluppato un’intensa attività espositiva,
educativa e culturale, costruendo relazioni con istituzioni, musei, università, scuole, studiosi, artisti, associazioni e realtà sociali del territorio. La conseguente capacità del Museo di uscire dai propri spazi per incontrare le persone, l’ascolto, l’attenzione, e il dialogo costante tra il patrimonio antico e la produzione artistica contemporanea hanno contraddistinto la governance del Museo Diocesano Arborense. In questi anni è entrato a far parte del Sistema museale regionale della Sardegna e del Sistema museale nazionale, rafforzando il proprio ruolo nel panorama culturale regionale e nazionale.
L’Arcivescovo Roberto Carboni, l’Arcidiocesi di Oristano e il Museo Diocesano Arborense esprimono a Silvia Oppo il ringraziamento per la competenza, la creatività, la passione e la tenacia con cui ha svolto il proprio incarico e per l’impegno profuso nella crescita del Museo e augurano un proficuo lavoro nel nuovo servizio a cui l’Arcidiocesi l’ha chiamata.
«Lascio questo incarico – dichiara Oppo – con profonda gratitudine per le straordinarieoccasioni che il Museo ha saputo generare e con fiducia nel futuro che lo attende. Lascio un’istituzione che non ha voluto essere soltanto un luogo di conservazione, ma uno spazio vivo di relazione: una casa aperta alla comunità, capace di accogliere, creare legami, incontrare le persone e restituire senso attraverso l’arte, la storia e la bellezza. Rimarranno con me i volti, gli incontri, le emozioni, la fatica e, soprattutto, la gioia di averlo visto crescere giorno dopo giorno. Ringrazio tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questo importante progetto culturale e hanno creduto nel suo valore, sostenendomi e accordandomi la loro fiducia. Grazie a quanti, con il proprio lavoro e la propria presenza, hanno percorso e condiviso con me questo cammino unico e speciale».
