È arrivata al pronto soccorso per una frattura al polso. Ne è uscita ore dopo, senza essere stata curata, dopo aver attraversato due volte le porte del San Martino e aver infine scelto la strada del privato. È il calvario raccontato da Claudia, 40 anni, impiegata di Oristano, arrivata al San Martino dopo essersi fatta male e costretta infine a rivolgersi a un ortopedico privato a Cagliari.

«Mi sono fatta male nel primo pomeriggio, mi sono recata al pronto soccorso e dopo aver fatto l’accettazione sono rimasta in attesa». In sala una quindicina di persone, altre ancora da accettare. «C’erano ottantenni seduti lì dalle 9 del mattino, bambini, tutti assieme. Un anziano con emoglobina bassa era lì da dieci ore».

Intanto le ambulanze continuano ad arrivare. «Talmente tante che si è creata una fila di barelle con pazienti, anche con ossigeno e traumi gravi, e barelle del 118 in uscita che nemmeno riuscivano a passare». Claudia decide quindi di lasciare il pronto soccorso. «Ho scoperto che l’ortopedico non c’è h24».

Paga una radiografia privatamente e con il referto raggiunge l’ortopedia del San Martino. Ma anche qui arriva un nuovo rinvio. «Un’infermiera di passaggio mi ha detto che lì non avrebbero potuto trattarmi se non passando dal pronto soccorso». Qui altre persone in coda, alcune con una radiografia già effettuata. «Non mi avevano nemmeno chiamata per l’accettazione».

Alla fine Claudia sceglie Cagliari e un ortopedico privato. Un viaggio di un’ora, una visita di mezz’ora e il problema risolto. Il conto: circa 40 euro per la radiografia, 200 per l’ortopedico, oltre alla trasferta e  un’amara consapevolezza: «Ancora tanto da fare per sistemare il Pronto soccorso di Oristano». 

© Riproduzione riservata