La morte del giovane grifone in seguito alla collisione con una turbina eolica nel parco del Monte Grighine, territorio di Villaurbana, richiama l’attenzione su un tema destinato ad assumere crescente importanza in Sardegna: come accompagnare la transizione energetica riducendone gli impatti sulla biodiversità. È una sfida sulla quale il progetto Life Safe for Vultures lavora attraverso un approccio integrato che riunisce Università degli Studi di Sassari, Agenzia Forestas, Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale della Regione Sardegna, E-Distribuzione e Vulture Conservation Foundation, mettendo insieme competenze scientifiche, gestione del territorio, monitoraggio, conservazione e conoscenza delle infrastrutture energetiche.

«La transizione verso le fonti rinnovabili è necessaria, ma non è priva di impatti sul territorio e sulla fauna. La questione non è contrapporre energia e conservazione, ma disporre delle conoscenze necessarie per scegliere dove e come realizzare le infrastrutture, prevenire i conflitti e intervenire con adeguate misure di mitigazione - afferma Fiammetta Berlinguer, docente dell’Università di Sassari e responsabile scientifica del progetto - La mortalità associata alle infrastrutture energetiche è la principale causa antropica documentata per il grifone in Sardegna. Il rischio riguarda diverse tipologie di infrastrutture e viene affrontato combinando monitoraggio degli animali, attività sul territorio, raccolta e analisi dei dati, interventi di prevenzione e mitigazione». Intanto la popolazione è cresciuta fino a superare i 500 individui e il suo areale di distribuzione si è ampliato. «La crescita della popolazione è uno dei risultati più importanti delle azioni di conservazione realizzate negli ultimi anni, ma una popolazione più numerosa, che utilizza una porzione più ampia di territorio, entra più spesso in contatto con le infrastrutture antropiche», è la premessa dei partner - Questo impone di anticipare i conflitti attraverso dati aggiornati, monitoraggio e una corretta pianificazione territoriale», è invece la sfida. Come fanno sapere dall'Unioverità, la telemetria satellitare, le attività sul campo, il recupero, l’analisi degli eventi di mortalità e quelle sullo spazio di distribuzione consentono a Life Safe for Vultures di ricostruire gli spostamenti degli animali, seguire l’espansione dell’areale e individuare le zone in cui la presenza di infrastrutture può determinare un rischio più elevato.

«La forza del progetto risiede nella possibilità di integrare dati scientifici e conoscenze operative provenienti da soggetti che lavorano quotidianamente, con competenze sinergiche, sulla conservazione della specie e sulla gestione del territorio», rivendicano da Life Safe for Vultures. Anche la ricerca sull’espansione dell’eolico in Sardegna si inserisce in questo percorso: lo studio condotto dall’Università di Sassari con il coinvolgimento dell’assessorato regionale della Difesa dell’Ambiente ha contribuito a costruire una base conoscitiva aggiornata sulla distribuzione delle turbine eoliche nell’isola, indispensabile per valutare in maniera attendibile la loro relazione con le aree utilizzate dal grifone e dalle altre specie sensibili.

Lo studio ha ricostruito l’evoluzione dell’eolico in Sardegna tra il 2011 e il 2023, evidenziando un aumento del 118% delle infrastrutture eoliche considerate e una crescente sovrapposizione tra lo sviluppo degli impianti e aree importanti per diverse specie di rapaci. Per il grifone, l’analisi ha utilizzato i dati raccolti attraverso anni di monitoraggio Gps, consentendo di confrontare le aree effettivamente frequentate dagli animali con la distribuzione delle infrastrutture. Questo approccio permette di superare valutazioni statiche e di considerare come cambiano nel tempo il territorio e la distribuzione della popolazione.

Un precedente lavoro si era focalizzato sull’affidabilità delle informazioni relative alla localizzazione delle infrastrutture. Attraverso le immagini satellitari erano state individuate 1.155 turbine: un numero superiore a quello riportato dai principali dataset disponibili. Una successiva analisi statistica ha stimato in 1.168 il numero delle turbine eoliche onshore presenti in Sardegna, confermando l’importanza di disporre di cartografie complete, aggiornate e validate. «Questi risultati dimostrano perché dati affidabili e condivisi devono essere alla base della pianificazione territoriale – è l’appello che parte dal progetto – per valutare un rischio occorre conoscere contemporaneamente dove sono le infrastrutture, quali territori utilizzano le specie e come entrambe queste componenti cambiano nel tempo». Per Life Safe for Vultures, dunque, conservazione della biodiversità e transizione energetica non sono obiettivi alternativi. «La sfida è fare in modo che la trasformazione del sistema energetico avvenga attraverso una pianificazione territoriale capace di integrare fin dall’inizio le esigenze delle specie e degli ecosistemi, le energie rinnovabili sono una componente fondamentale della transizione energetica, ma rinnovabile non significa privo di impatti: la sostenibilità dipende anche da dove le infrastrutture vengono localizzate, da come vengono progettate e dalla capacità di monitorarne e mitigarne gli effetti». E in questo senso, «la disponibilità di dati scientifici aggiornati permette di individuare le aree più sensibili e di orientare le scelte verso soluzioni maggiormente compatibili con la conservazione della biodiversità».


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