Nella sua classe, a Guspini, le parole hanno avuto per anni più suoni, quelli del progetto per le lingue minoritarie: l'italiano e il sardo, la lingua dei nonni, delle canzoni e dei proverbi; il veneto e tutte le altre lingue con cui i bambini sono entrati in contatto. Questa mattina quelle stesse parole attraversano il Tirreno e arrivano a Roma, nella Sala della Comunicazione “Aldo Moro” del Ministero dell’Istruzione e del Merito, dove si celebra la Giornata europea delle lingue, dedicata quest’anno al tema “Lingue per la democrazia e la cittadinanza”. A portarle è Rosalba Cocco, per anni docente della scuola primaria dell’Istituto comprensivo “Fermi-da Vinci”, in pensione da settembre. Nello spazio delle testimonianze racconterà che cosa significa insegnare il sardo e che cosa un approccio plurilinguistico può restituire a bambini e bambine, anche nella conoscenza dell’italiano.

Il suo intervento è previsto subito dopo quello di Daniela Marrocchi, dirigente tecnico del Ministero, dedicato alle lingue di minoranza a scuola, e sarà accanto a quello della collega Linda Facini, docente di friulano all'IC di Faedis, in provincia di Udine. Due territori lontani, un’unica convinzione: le lingue storiche delle comunità non sono un ostacolo, ma una risorsa per chi impara. Per Cocco è anche un momento di bilancio personale. «Dopo tanti anni di lavoro serio e gratificante, si è aperta per me una nuova fase, nella quale guardo al lavoro svolto con tanta gratitudine: per i meravigliosi bambini che ogni anno ho incontrato e che mi hanno dato tanto, ma anche per il grande lavoro portato avanti. Un grazie va alle colleghe, per la fattiva collaborazione e per aver condiviso il percorso sulle lingue minoritarie, e alla dirigente, che ha sempre sostenuto queste azioni educative. Rappresentare la Sardegna in un’occasione così importante, poi, è per me un grande orgoglio. Portare il sardo in un contesto istituzionale come questo significa riconoscere che la nostra lingua ha pieno diritto di cittadinanza anche a scuola, accanto all’italiano e alle lingue straniere».

Al centro delle sue riflessioni c’è l’approccio plurilinguistico, che la maestra considera uno strumento prezioso per rafforzare le competenze linguistiche dei bambini, italiano compreso. «Il plurilinguismo è un facilitatore dal punto di vista cognitivo», spiega. «Conoscere più lingue significa potersi relazionare in modo più efficace con il mondo esterno, trovarsi in una posizione di vantaggio, e questo è importante anche per contrastare la povertà educativa. È uno strumento in più che abbiamo a disposizione». E aggiunge: «I bambini che hanno la possibilità di usare il sardo a scuola non sottraggono nulla all’italiano. Al contrario, sviluppano una maggiore consapevolezza linguistica che li aiuta in tutte le discipline». C’è poi una dimensione che va oltre la competenza linguistica. «Conoscere più lingue vuol dire conoscere altrettante culture, altri modi di pensare e di vedere, e imparare a mettersi sempre più nei panni degli altri», osserva la docente. Un tema, aggiunge, tanto più attuale alla luce dei risultati delle prove INVALSI, che negli ultimi anni hanno riportato l’attenzione sulle competenze di comprensione del testo e sulla padronanza dell’italiano. «Oggi è sempre più importante lavorare sulla lingua in modo profondo e consapevole», sottolinea. «L’approccio plurilinguistico non è in contrapposizione con queste esigenze, ma può diventare un alleato: chi impara a muoversi tra più codici sviluppa strumenti utili per leggere, comprendere e argomentare meglio». Ampio spazio, nelle sue parole, anche al valore identitario del sardo. «Utilizzare la lingua sarda significa riappropriarsi di un codice che sta diminuendo nell'uso, ma anche mantenere salde le radici nella nostra cultura», afferma. «Allo stesso tempo vuol dire aprirsi al mondo, nella consapevolezza che la nostra è una lingua a tutti gli effetti: un veicolo di emozioni, conoscenze, modi di essere e di esprimersi, con una profondissima valenza identitaria. Una lingua che non ci chiude, ma ci permette di aprirci al mondo».

La giornata, aperta alle 9.30 dai saluti istituzionali di Carmela Palumbo, capo del Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione, di Sabrina Capasso, direttore generale per gli Affari internazionali, e di Claudio Casini, capo della Rappresentanza della Commissione Europea in Italia, è stata condotta dalla giornalista e conduttrice radiofonica RAI Paola Guarnieri. Il programma ha previsto gli interventi di Stefania Giannini, Michael Armstrong del Centro europeo per le lingue moderne del Consiglio d'Europa, Michele Gazzola e Carmel Mary Coonan, oltre a un ospite d'eccezione collegato online, il pilota di Formula 1 Andrea Kimi Antonelli, e alla sessione conclusiva "Voci e lingue", affidata agli studenti, tra cui il cagliaritano Ruben Gioele Timpanaro del Ludum-Sacro Cuore.

Per Guspini e per tutta la scuola sarda è un momento di visibilità importante. «Spero che la nostra testimonianza», conclude Cocco, «possa far capire che custodire la lingua sarda a scuola vuol dire custodire la nostra identità, ma anche formare cittadini più consapevoli, aperti e capaci di dialogare con il mondo».

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