Santa Teresa Gallura, l’archeologia subacquea diventa accessibile anche in apnea
Cartelli, audioguide e tablet saranno installati sott’acquaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Da Capo Testa e il suo istmo alla Marmorata e altri, i fondali di Santa Teresa Gallura custodiscono numerosi siti archeologici sottomarini, alcuni dei quali al centro del progetto Amphitrite, promosso dalla Soprintendenza Nazionale per il patrimonio culturale subacqueo. L’ente è impegnato da tempo in attività di tutela, ricerca, catalogazione e valorizzazione del patrimonio sommerso all’interno di cinque Aree Marine Protette italiane, tra cui quella di Capo Testa–Punta Falcone.
Delle indagini svolte e delle scoperte emerse ha parlato nei giorni scorsi l’archeologo marino Francesco Carrera, intervenuto a uno dei convegni organizzati dall’Area Marina Protetta di Santa Teresa Gallura in occasione della Festa d’Inverno. Un’occasione per informare su un lavoro che intreccia rigore scientifico e attenzione alla divulgazione. Il progetto Amphitrite, ha spiegato Carrera, prevede infatti anche la valorizzazione dei siti, «che non è una valorizzazione tipica, cioè una pubblicazione che racconta il sito, con qualche foto da vedere e un filmato. In questo caso invece andremo a toccare direttamente i siti che stiamo, in questo momento, studiando, con percorsi subacquei dove la gente potrà andare anche in apnea, non solo con le bombole, a osservare, guidati da supporti più o meno altamente tecnologici».
Gli strumenti pensati spaziano «dal normale cartello subacqueo fino ad audioguide e tablet subacquei che possono aiutare a migliorare la comprensione del sito». Un approccio che mira a rendere l’esperienza accessibile e consapevole, senza snaturare il contesto. Carrera ha infine ricordato che «quello che noi troviamo è sempre parziale, sono piccole briciole che però ci raccontano qualche cosa di molto più grande», un racconto che potrà essere restituito al pubblico «attraverso soluzioni multimediali che oggi, grazie a Dio, sono ottimali». Un modo nuovo per avvicinare il publico alla storia, quella scritta sul fondo del mare.
