«Sono oltre 30.000 le imbarcazioni, natanti e navi da diporto che ogni anno frequentano l’area marina del Parco Nazionale di La Maddalena». A dirlo è stato il direttore dello stesso, Giulio Plastina, nel corso di un convegno organizzato lo scorso 13 ottobre, nell’ambito della manifestazione “Abba Fest”.

Un numero considerevole per un’area marina pur di notevoli dimensioni, se si considera che il periodo di maggiore frequenza è concentrato nei mesi di luglio e agosto e che la maggior parte di queste frequenze non sono distribuite in tutta l’area ma fortemente concentrate in alcune parti di questa, dal porto della Madonna alla spiaggia Santa Maria, da Cala Coticcio, a Caprera, a Cala Corsara, a Spargi per esempio. Dati questi ancora più significativi se si considera che sono 26 le unità a traffico che effettuano i servizi trasporti passeggeri, la cui capacità di carico è pari a ben 4.250 persone al giorno. A queste attività se ne aggiungono poi circa 300 che operano nel settore del noleggio e della locazione di unità da diporto nautica, con un totale di circa 900 unità da diporto suddivise tra natanti imbarcazioni. Ci sono poi da aggiungere i 20 centri di immersione subacquea che operano con 34 mezzi nautici, i 14 attività snorkeling e le 8 scuole di vela che operano con 184 tra imbarcazioni e natanti. E c’è da precisare, ha proseguito il direttore Plastina, che quelli snocciolati «non sono in effetti dati reali perché mancano almeno 40-45% di dati relativi a diportisti che arrivano nelle acque del Parco sprovvisti di autorizzazione e che vi navigano e vi sostano senza autorizzazione».

Che cosa provochi questa “invasione” un ecosistema marino così prezioso e delicato è facile da immaginare. Oltre all’asportazione (involontaria) di sabbia da parte dei bagnanti, all’aratura e allo strappo della posidonia oceanica, al forte inquinamento sonoro, al rilascio comunque in mare di sostanze organiche e dei motori, c’è da considerare la grande produzione di rifiuti, a cominciare dalla plastica, come le campagne ecologiche di ripulitura, effettuate da volontari, dimostrano.

«L’anno terribile per le acque del Parco, l’anno del caos, è stato il 2022», ha affermato il direttore Plastina, «e si ricorderanno alcuni video e alcune foto che circolavano sulla rete con l’immagine del Porto della Madonna invasa da imbarcazioni e navi di ogni tipo». I numeri degli anni successivi, 2023 e 2024, sono stati inferiori ma pur sempre assai rilevanti.

E allora la domanda che scaturisce è se situazioni simili possano reggere in tale maniera e a lungo o si debbano prendere provvedimenti più o meno severi atti a limitare e regolamentare maggiormente le presenze al fine di garantire un ambiente e un ecosistema che è - è bene ricordarlo - la fonte primaria dell’economia turistica di questa parte di Sardegna.

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