Decine di cittadini stranieri fermi al Porto Isola Bianca di Olbia, con l'ordine di lasciare l'Italia in tasca e un biglietto che non possono utilizzare. È la fotografia che il SIULP di Sassari rappresenta in una nota in cui il sindacato di polizia chiede un intervento immediato delle autorità per risolvere una situazione «che impone un’attenta riflessione non soltanto sotto il profilo della gestione dei flussi migratori, ma anche e soprattutto sotto quello dell’ordine e della sicurezza pubblica».

Nelle ultime settimane – precisa il SIULP – «diversi gruppi di cittadini algerini sono giunti autonomamente sulle coste del Sulcis-Iglesiente, a bordo di piccole imbarcazioni, venendo successivamente intercettati dalle Autorità competenti e accompagnati presso il centro di Monastir, dove vengono svolte le previste attività di identificazione e gli ulteriori adempimenti amministrativi». È proprio nella fase successiva che «emerge una evidente criticità operativa – prosegue il sindacato – A seguito degli accertamenti e dell’adozione dei provvedimenti previsti dalla normativa sull’immigrazione, lo straniero può essere destinatario di un provvedimento che impone l’allontanamento dal territorio nazionale entro un determinato termine». E proprio qui iniziano i problemi. «I cittadini stranieri, dopo essere stati destinatari dei provvedimenti previsti dalla legge, raggiungono in diversi casi Olbia, evidentemente perché intendono utilizzare i collegamenti marittimi con la penisola per lasciare la Sardegna e, successivamente, raggiungere il Paese di destinazione o di provenienza, ovvero altri Stati europei». Quindi «acquistano il titolo di viaggio presso le biglietterie del Porto Isola Bianca, ma successivamente, secondo quanto riscontrato nelle recenti vicende, si vedono negare l’imbarco a causa di problematiche connesse alla documentazione identificativa e di viaggio».

Il risultato è una permanenza prolungata nello scalo con episodi, già verificatisi, di protesta e forte tensione.

«Come può essere effettivamente adempiuto un ordine di allontanamento se il destinatario non dispone degli strumenti documentali e operativi necessari per poter materialmente lasciare l'Isola?», è la domanda posta dal sindacato. Un paradosso che, secondo il SIULP, rischia di scaricarsi interamente sull'ultimo anello della catena: gli operatori della Polizia di Frontiera aeromarittima e del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Olbia, già impegnati nei servizi ordinari di controllo del territorio in un contesto ad alta domanda di sicurezza.

«Il Poliziotto non può diventare il cuscinetto tra una procedura amministrativa non adeguatamente coordinata e la rabbia di chi si trova improvvisamente impossibilitato a partire», avverte Massimiliano Pala, segretario provinciale del SIULP di Sassari. «Non stiamo parlando di un episodio isolato, ma di una dinamica che rischia di consolidarsi».

La richiesta rivolta alle istituzioni, è dunque di una procedura operativa univoca e definita a monte, che accompagni l'intero percorso dall'adozione del provvedimento fino alla sua concreta esecuzione, con verifica preventiva dei presupposti documentali, competenze chiare e soluzioni alternative tempestive quando il collegamento programmato non è utilizzabile.

«Quello che chiediamo – conclude Pala– non è una militarizzazione del porto e non è nemmeno un semplice aumento temporaneo degli uomini in divisa. Chiediamo che lo Stato si faccia carico fino in fondo delle proprie decisioni. Non si può lasciare una persona libera sul territorio con l’ordine di partire e poi consentire che, per una serie di ostacoli amministrativi e documentali, quella stessa persona rimanga bloccata proprio nel luogo nel quale dovrebbe materialmente lasciare l’Italia».

(Unioneonline)

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