L’Ordine dei Medici Veterinari del Nord Sardegna interviene sulla sentenza del Tar del 23 settembre, ossia lo stop al divieto di "somministrazione” di cibo ai cani randagi che circolano liberi nella zona industriale di Olbia.

Il tema è quello della sicurezza, i veterinari scrivono: «Il nostro supporto alla misura del sindaco di Olbia nasce dalla profonda preoccupazione per una situazione d’emergenza di sanità e sicurezza pubblica che perdura da tempo nell’area industriale. Rispettiamo la pronuncia del Tribunale Amministrativo, ma la criticità igienico-sanitaria e di sicurezza nell’area industriale rimane aperta. Servono pianificazione, sterilizzazioni e responsabilità condivisa».

I veterinari, si legge nella nota del presidente dell’Ordine, Andrea Sarria, segnalano che «la presenza di branchi di cani stanziali e non sterilizzati in un’area ad alta densità di traffico veicolare e commerciale comporta rischi concreti e documentati: non solo per l’incolumità dei lavoratori, degli operatori e degli automobilisti, ma per la vita e la salute degli stessi animali, esposti quotidianamente al pericolo di investimenti, all’insorgere di patologie parassitarie e zoonosi, e a fenomeni di aggressività intraspecifica legati alla competizione per le risorse».

I veterinari del Nord Sardegna bocciano, come del resto fa anche il Tar «un abbandono incontrollato di alimento o rifiuti sul suolo pubblico. L’alimentazione spontanea e priva di regole igieniche, infatti, rischia di fissare la presenza dei cani in zone pericolose e di attrarre animali nocivi, anziché favorire il loro corretto recupero sanitario». L’Ordine dei Vaterinari chiede un «programma straordinario di sterilizzazioni e microchippatura».

Il Consorzio industriale di Olbia da almeno due anni sta affrontando il tema del randagismo in collaborazione con la Asl. Stando a indiscrezioni, sino a quando non sarà messa in sicurezza l’area industriale è a rischio l’apertura della pista ciclabile (praticamente ultimata, 5 milioni di euro investiti, quasi 4 chilometri e larga 4 metri con due corsie ciclabili e una pedonale).

La presenza dei cani randagi viene considerata, infatti, un fattore di rischio per ciclisti e pedoni. 

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